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The Lobster: Ode all’amore senza regole

The Lobster: Ode all’amore senza regole

Il 15 ottobre arriva nelle sale italiane il film del greco Yorgos Lanthimos, Premio della Giuria allo scorso Festival di Cannes. Storia di un amore e delle regole che lo ostacolano interpretata da Colin Farrell e Rachel Weisz.

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Un amore al di là di ogni costrizione, di ogni imposizione sociale. È una battaglia compassata ma senza quartiere quella combattuta tra i fotogrammi di The Lobster, il film con Colin Farrell e Rachel Weisz che è valso al suo regista, il greco Yorgos Lanthimos, il premio della giuria a Cannes e che ora arriva in Italia grazie a Good Films.
The Lobster racconta la storia di David (Farrell) che, abbandonato dalla moglie dopo 11 anni di matrimonio, ha 45 giorni di tempo per trovarsi un’altra compagna, pena la trasformazione in un animale a sua scelta. Diviso idealmente in due parti il film ci mostra il protagonista rinchiuso in una sorta di caserma mentale, un hotel che è la versione squallida del resort immortalato da Paolo Sorrentino in Youth, impegnato in una patetica danza d’accoppiamento, anti-erotica sin nelle forme, dove su ogni passo aleggia grave una meccanicità che è la tomba di ogni slancio.
Ma oltre alla cultura dominante sulla strada di David e dell’amore incombe anche un altro ostacolo, quello di una controcultura fanatica e altrettanto opprimente, ribelle ma arida, impersonata da una leader spietata (la Lea Seydoux del prossimo 007). Ed è su queste due tracce che si muove questa parabola raccontata con mano leggera e piglio grottesco, tra personaggi definiti dai loro difetti fisici e non solo (tra loro spicca l’inquietante donna senza cuore, interpretata dalla greca Angeliki Papoulia), situazioni ai limiti dell’assurdo (dalle dimostrazioni dei vantaggi dell’essere coppia, alla silent disco dei ribelli) e scelte registiche fantasiose e divertenti come la scena iniziale scandita dal ritmo di un tergicristallo. Se proprio un difetto va trovato nella messa alla berlina di questa società che sembra sempre intenzionata a tarpare le ali di chi vuole volare e che per di più non ammette un contraddittorio, è forse che la seconda parte è meno incisiva della prima. La foresta dei ribelli regala meno brividi e meno sorrisi dell’albergo dei conservatori ma ciò non toglie nulla a un film che si ripiglia comunque in un finale aperto ma efficace e che può sfruttare degli ottimi protagonisti, una Rachel Weisz sempre affascinante e talentuosa, e un Colin Farrell misurato e lodevole che, diretto con maestria, abbandona con esiti sorprendenti il suo solito registro.

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Marcello Lembo

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