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Trumbo: Bryan Cranston verso l’Oscar

Trumbo: Bryan Cranston verso l’Oscar

Un cammeo di Walter White in Better Call Saul? Perché no, se Vince Gilligan, l’ideatore dello spin-off di Breaking Bad glielo chiedesse, lui non esiterebbe ad accettare. Così come “per soldi”, dice con il piglio sarcastico e l’ironia che da sempre lo caratterizzano, sarebbe disposto a lavorare anche in un progetto contrario alle sue convinzioni politiche.
Così Bryan Cranston, l’outsider e antieroico protagonista della serie cult Breaking Bad, irrompe al London Film Festival, dove insieme ai colleghi Helen Mirren e John Goodman presenta Trumbo, il film che gli regala il primo ruolo importante fuori dal territorio familiare di Walter White.
Nella pellicola diretta da che in Italia verrà distribuito in sala dalla Eagle Pictures, Cranston interpreta Dalton Trumbo, lo scrittore e sceneggiatore americano che per le sue ideologie comuniste finì insieme ad altri colleghi sulla blacklist del governo che li bandiva da Hollywood e che nel 1941 si sarebbe ‘meritato’ 11 mesi di prigione per essersi rifiutato di collaborare con la Commissione per la attività anti-americane.
Erano gli anni bui del maccartismo e ci sarebbe voluto ben altro per arginare il genio e la sregolatezza di Trumbo, che riuscì infatti a realizzare alcune delle sceneggiature più celebri della storia del cinema americano usando degli pseudonimi: da Vacanze romane firmato come Ian McLellan Hunter a La più grande corrida scritto sotto il nome di Robert Rich. Entrambi si sarebbero guadagnati un Oscar per il miglior soggetto. A riabilitarlo ci avrebbero pensato Exodus di Otto Preminger e Spartacus di Stanley Kubrik, che Trumbo firmò con il proprio nome.
Un film fortemente politico, anche se a Cranston questo aspetto sembra non importare molto: “Credo che Hollywood sia sempre stata molto politica, la politica la affascina e viceversa. Solo che in certi momenti capita che ci sia qualcosa che rende i film più politici. Non credo che Trumbo lo sia; racconta semplicemente una storia, che inizia quando la Commissione per le Attività Antiamericane comincia a pensare che ci sia una cospirazione per promulgare ideologie comuniste attraverso il cinema, che è un concetto assolutamente ridicolo”.
E a chi gli chiede se si possono ancora avvertire nell’industria cinematografica americana gli strascichi di quegli eventi, risponde prendendosi gioco del collega: “John che è diversi anni più vecchio di me ricorda bene quei tempi, li ha vissuti in prima persona!”.
Su Hollywood e la possibilità che ancora oggi esistano delle liste nere ha la sua idea precisa: “Credo ci sia una specie di lista nera ‘auto-imposta’. Basta pensare a Mel Gibson. Spesso è il prezzo da pagare per ogni comportamento ritenuto scorretto. Se hai degli scheletri nascosti che ti espongono a comportamenti anomali, o criminali, potresti finire in quella lista nera, perché la gente non vorrà più lavorare con te”.
Un mattatore che non si risparmia neanche sul red carpet dove si inginocchia ai piedi di Madame Helen Mirren, scherza con i giornalisti e firma autografi ai fan che lo chiamano urlando ancora il nome di Walter White. Ancora per poco, perché non ci impiegheranno molto a perdere la testa per il suo irriverente, folle e cocciuto Dalton Trumbo, che lo annovera tra i favoriti ad una nomination ai prossimi Oscar.

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Elisabetta Bartucca

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