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Via dalla pazza folla: Amori da feuilleton

Via dalla pazza folla: Amori da feuilleton

Il melodramma in costume del danese Thomas Vinterberg con Corey Mulligan e Matthias Schoenaerts riporta in scena l’omonimo romanzo di Thomas Hardy. In sala dal 17 settembre.

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Le grandi eroine non muoiono mai, quelle della letteratura almeno. Ed è questo il caso di Bathsheba Everdene, indipendente, ribelle ma d’un romanticismo ineluttabile. Così la volle, più di cento anni fa, il suo creatore, Thomas Hardy, autore di quel ‘Via dalla pazza folla’, che oltre a essere presenza fissa in libreria non rinuncia a regolari escursioni su grande e piccolo schermo. Quello firmato dal danese Thomas Vinterberg è infatti il quarto adattamento per una storia cinematografica iniziata già nel 1915 e che ha nell’interpretazione di Julie Christie (versione 1968) forse la sua punta di celebrità.

La storia è quella della giovane Bathsheba (Corey Mulligan in questo caso), proto-imprenditrice agricola, che si fa largo in un mondo dominato dagli uomini, ma anche nei loro cuori. In quello dell’ex pretendente e ora sottoposto Gabriel Oak (Matthias Schoenaerts), in quello dell’introverso e facoltoso vicino, il signor Boldwood (Michael Sheen), in quello del sergente Troy, fascinoso e seduttore (Tom Sturridge).

Per quello che fu uno dei romanzi d’appendice più celebri della letteratura inglese Vinterberg punta su una messa in scena ricercata e intensa. E fortunatamente i fondamentalismi del manifesto Dogma, che lui stesso contribuì a creare insieme al collega più discusso Lars Von Trier, non sono mai sembrati così lontani. E allora la fotografia di Charlotte Bruus Christensen, collaboratrice abituale del regista, cattura alla perfezione i tramonti del Dorset e segue i protagonisti con un lavoro di macchina certosino e delicato, e le scenografie di Kave Quinn e i costumi di Janet Patterson contribuiscono a ricreare quella campagna inglese che, a dispetto del titolo ironico, è luogo di tumulto e passione, di ardore e sentimenti.

La sceneggiatura del romanziere David Nicholls, che già s’era misurato con Hardy portando sulla Bbc il più famoso Tess dei d’Uberville, modernizza l’afflato ottocentesco dell’autore originale cadenzando le scene e scomponendole in tanti piccoli pezzi a formare un complesso mosaico di emozioni che colpirà lo spettatore specie nella prima ora e in un finale impeccabile. Peccato solo che l’esigenza di non sforare le due ore lo spinga alla sintesi e la trama del sergente Troy e della sua Fanny risulterà forse oscura, sicuramente affrettata a chi non conosce il romanzo.

I veri mattatori del film sono però gli attori, a cominciare da Carey Mulligan che ha il dono di reggere con grazia rara il più insistente dei primi piani. Intensa con gli occhi e con le parole, incarna alla perfezione il ruolo di eroina, incanalando direttamente dalle pagine di Hardy le pulsioni, i tormenti, l’attrazione per il fuoco e il bisogno di tenerezza della sua Bathsheba. Schoenaerts non è da meno e in più trova con la Mulligan quella chimica che gli era mancata in un altro film in costume, Le Regole del Caos, dove recitava al fianco di Kate Winslet.

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Marcello Lembo

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