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Bolgia Totale: noir e citazioni per il debutto di Matteo Scifoni

Bolgia Totale: noir e citazioni per il debutto di Matteo Scifoni

Distribuito in venti copie da ASAP Cinema Network srl, Bolgia Totale è l’esordio al lungometraggio di Matteo Scifoni, critico cinematografico, giornalista, sceneggiatore e regista del cortometraggio Betty Boop, presentato all’Indipendent Festival di Roma nel 2012. Scifoni omaggia un genere a lui molto caro, il noir e, nonostante alcune ingenuità da opera prima, riesce a realizzare un film di genere che molto deve ai poliziotteschi anni ’70.

3stelle

Roma d’estate. Basta già questo per iniziare a percepire le atmosfere asfissianti di Bolgia Totale, primo lungometraggio diretto da Matteo Scifoni. I due protagonisti, infatti, si muovono in un contesto che li bracca, li lascia senza fiato, non solo per il caldo che si respira in città, ma anche per le loro vite e la loro lotta per la sopravvivenza. Amante del noir, Scifoni realizza un’opera prima che omaggia il genere, attingendo ad un vasto universo cinematografico e, soprattutto, ai poliziotteschi Made in Italy degli anni Settanta.

Il tutto ruota attorno a due personaggi: l’ispettore Quinto Cruciani (Giorgio Colangeli) e il criminale incallito Michele Loi (Domenico Diele). Nel suo giorno di riposo, l’ispettore Cruciani viene contattato dal commissario Bonanza (Gianmarco Tognazzi) per fare la guardia ad uno spacciatore di droga appena arrestato. Lo spacciatore, però, riesce a fuggire e, nel rincorrerlo, Cruciani viene colpito da un infarto. Scoperta la fuga di Michele, Bonanza dà tre giorni di tempo all’ispettore per riacciuffare il ragazzo. Inizia così una caccia all’uomo tra le strade della periferia romana, tra piccoli e grandi criminali, tra droga e locali di lap dance.

Non c’è un buono e non c’è un cattivo in questo film: sia Michele sia Quinto lottano per la loro sopravvivenza e combattono contro le dinamiche di una grande città che pare vogliano annientarli. La città deserta dell’estate, quella che i vacanzieri abbandonano per godersi le ferie altrove, dà loro vaghe chimere da inseguire e, dopo tanti sforzi per raggiungere gli obiettivi, li punisce inesorabilmente. Quinto e Michele hanno molto in comune e ne sono consapevoli, tanto che inesorabilmente finiscono per provare empatia l’uno nei confronti dell’altro: l’ispettore ha pietà del ragazzo, il criminale si fida a tal punto del “nonno” che gli chiede un ultimo favore. Dai film di Anderson a Miami Blues di Armitage, fino a Una vita al massimo di Tony Scott, le citazioni che Scifoni inserisce in questo film sono tante, forse eccessive per un’opera prima, tanto da non permettere a Bolgia Totale di avere una personalità così forte da conquistare immediatamente chi guarda il film.

La fotografia di Ferran Paredes Rubio dona alla pellicola un’atmosfera da fumetto azzeccatissima e anche le musiche di Stefano Fresi contribuiscono a rendere Bolgia Totale un noir stilisticamente interessante. L’interpretazione che Giorgio Colangeli fa dell’ispettore Cruciani coinvolge e si lascia piacevolmente ricordare, mentre Domenico Diele porta sullo schermo un Michele Loi troppo impostato (anche nella dizione), che più che un criminale sembra un viziato bamboccio di buona famiglia a cui piace giocare a fare il gangster. Interessante, però, la scelta di non marcare eccessivamente il contesto in cui si svolge la storia: Roma è lo sfondo, ma quello che succede tra le strade della sua periferia, può tranquillamente succedere in qualsiasi altra grande città.

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Augusto D'Amante

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