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La Bolgia Totale di Matteo Scifoni

La Bolgia Totale di Matteo Scifoni

Dal 3 settembre in sala, Bolgia Totale segna il debutto al lungometraggio di Matteo Scifoni, sceneggiatore, critico cinematografico e regista di vari cortometraggi tra cui Betty Boop, presentato nel 2012 all’Indipendent Festival di Roma. Il film sarà distribuito in venti copie dalla ASAP Cinema Network srl, società di distribuzione del cinema indipendente che ha esordito quest’anno con La Terra dei Santi di Fernando Muraca. Giorgio Colangeli, visto ne Il Divo di Paolo Sorrentino e in Una Piccola Impresa Meridionale di Rocco Papaleo, e Domenico Diele (nella foto a lato in una scena del film), uno degli interpreti della serie tv 1992, sono i protagonisti di questa storia che si svolge ai margini della legalità. Nel cast anche Gianmarco Tognazzi e, in un piccolo ruolo, Stefano Fresi.

Matteo, perché hai scelto di realizzare un noir?
Matteo Scifoni: Perché ho sempre avuto una passione viscerale per questo genere. Mi hanno sempre affascinato le storie di personaggi marginali, di perdenti, di persone che hanno fallito secondo gli standard della società. Volevo rielaborare in modo personale tutto un immaginario filmico e letterario, quello della crime fiction, attingendo a piene mani dai poliziotteschi che riempivano le sale cinematografiche d’Italia negli anni Settanta.

E di omaggi a questo genere di film ce ne sono molti…
M. S.: Si, ma non solo ai poliziotteschi. Quasi tutti i nomi dei personaggi che si muovono in Bolgia Totale sono omaggi anche a film di altro genere. L’unico personaggio il cui nome non è un omaggio a nessuno, è quello di Michele Loi, interpretato da Domenico Diele.

E’ stato complicato realizzare questo film?
M. S.: Abbiamo avuto dalla nostra parte il supporto di Mescalito Film, ma realizzare un film come questo non è impresa facile. Il cinema indipendente trova sempre molti ostacoli, primo fra tutti la distribuzione. Quando lo stavo scrivendo, sapevo che proporre un film del genere in Italia sarebbe stata una mossa molto azzardata, quindi i tempi per realizzarlo sono stati abbastanza lunghi. Siamo riusciti, però, a partecipare a qualche festival: a Catania, ad esempio, e alla prima edizione del Festival di Formia.

Per quanto riguarda Giorgio Colangeli, Domenico Diele e Gianmarco Tognazzi: com’è stato per voi lavorare a questa produzione?
Giorgio Colangeli: Nella mia carriera ho avuto modo di partecipare a molte opere prime, ma mai ho recitato in un film di genere come questo. Del mio personaggio, l’ispettore Cruciani, ho amato molto il fatto di essere un antieroe che si muove per un obiettivo minimo: dopo la fuga di Michele, Cruciani fa di tutto per salvare la sua pensione. Sia il mio personaggio che quello di Domenico sono immersi nella “bolgia” della grande città (che in questo caso è Roma, ma può essere qualsiasi altra grande città), sono schiacciati dalla grande città e si muovono ai margini. Ho amato anche molto il rapporto che Cruciani ha con la figlia: un altro motivo che ha reso questa sceneggiatura molto affascinante ai miei occhi.
Domenico Diele: Ho avuto modo di recitare in altri film di genere e ho già affrontato personaggi che vivono un equilibrio precario, soprattutto mentale, come Michele. Le citazioni nel film sono tante, ma ciò che più mi ha colpito del film sono le atmosfere, volutamente da fumetto. La stessa locandina del film ricorda le copertine dei fumetti.
Gianmarco Tognazzi: I film di genere mi provocano tanta nostalgia di un’industria cinematografica italiana che non c’è più. Ho trovato molto stimolante lavorare con un regista esordiente. Il mio personaggio, il commissario Bonanza, è davvero molto ambiguo, ma mi è piaciuto molto interpretarlo. Spero, però, in futuro di poter interpretare altri tipi di personaggi e, magari, tornare alla commedia, genere in cui sono nato come attore.

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Augusto D'Amante

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