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Misson Impossible – Rogue Nation: Adrenalina d’agosto

Misson Impossible – Rogue Nation: Adrenalina d’agosto

Arriva in piena estate il quinto capitolo della saga spionistica interpretata da Tom Cruise per una ricetta a base di inseguimenti, sparatorie ed evoluzioni di ogni tipo. Dal 19 agosto in sala.

3stelle

L’azione non va in vacanza. E con buona pace dei tg e dei loro banali consigli contro il caldo qua la ricetta per l’estate è fatta di sparatorie, evoluzioni spericolate e inseguimenti a mille all’ora, su macchina e moto, con il casco e senza casco. C’era da aspettarselo però, perché sono le leggi di un franchise che da 19 anni a questa parte propone una formula pressoché invariata. Non fa eccezione questo Mission Impossible – Rogue Nation che arriva a quattro anni da quel Protocollo Fantasma che aveva ridato fiato all’idea stessa di un Tom Cruise eroe d’azione, nonostante l’impietosa carta d’identità già s’approssimasse alla boa dei 50, oggi ampiamente superata.

Il tempo però è galantuomo, specie al cinema, specie con le sue stelle. E allora piazzato dietro la macchina da presa l’amico e collaboratore abituale Christopher McQuarrie (storico sceneggiatore de I Soliti Sospetti ma anche di Operazione ValkyriaEdge of Tomorrow) Cruise si lancia in questa impresa, senza temere sequenze anche piuttosto pericolose, accompagnato dai vecchi amici (Ving Rhames, Simon Pegg e Jeremy Renner), da qualche nuovo acquisto (Alec Baldwin) e accogliendo anche stavolta un’affascinante comprimaria (l’onore tocca alla svedese Rebecca Ferguson, protagonista della serie The White Queen).

Il risultato è un buon esempio di spensierato hollywoodiano, che si pone come alternativa al gigante James Bond, senza averne il lustro ma senza neanche sfigurare troppo specie di fronte alle uscite meno felici della spia creata dalla penna di Ian Fleming. Si punta più sull’adrenalina che sul thrilling, questo è certo, com’è pure certo che del materiale originale – la serie tv di fine anni ’60 che ebbe tra i suoi interpreti anche Martin Landau e Leonard Nimoy – ormai resta solo il tema della colonna sonora, le istruzioni che si autodistruggono e le infallibili maschere da camaleonte umano che da semplici richiami sono finiti per diventare marchi di fabbrica.

E tra gli insegumenti, le sparatorie e le evoluzioni spericolate di cui sopra (meglio ancora se accompagnate dall’esposizione del marchio di qualche sponsor), la musica non cambia ma neanche stona anche se forse qualche colpo di forbice in fase di montaggio finale non avrebbe guastato, specie negli ultimi venti minuti.

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Marcello Lembo

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