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L’A.S.S.O. nella manica: Originalità in una teen comedy

L’A.S.S.O. nella manica: Originalità in una teen comedy

Primo lungometraggio del regista Ari Sandel, che nel 2005 ha vinto l’Oscar per il miglior cortometraggio con West Bank Story. Tratto dal romanzo ‘Quanto ti ho odiato’ della diciassettenne Kody Keplinger, il film arriva in sala il 19 agosto.

3stelle

Grazie alla sceneggiatura fresca e brillante di Josh A. Cagan e alla regia sicura di Ari Sandel, L’A.S.S.O. nella manica riscrive, attraverso dialoghi ironici dal taglio fumettistico, l’ambientazione e la struttura della teen comedy tradizionale per esplorare temi di grande attualità come il cyber bullismo e le relazioni degli adolescenti con i social network. Pur partendo da una trama molto semplice e da una storia raccontata centinaia di volte, il film fa evolvere in modo originale archetipi e situazioni tipiche del teen movie.
Il “DUFF” del titolo originale è l’acronimo di “Designated Ugly Fat Friend” letteralmente la brutta grassa amica designata. In Italia l’acronimo viene riproposto con A.S.S.O. ovvero Amica Sfigata Strategicamente Oscena. Bianca (Mae Whitman), adolescente acqua e sapone, scopre di essere considerata da tutti un A.S.S.O. e, per rimediare, chiede aiuto, in cambio dei suoi appunti di chimica, all’amico d’infanzia e vicino di casa Wesley (Robbie Amell), campione di football del liceo, considerato il ragazzo più carino della scuola.

Se lo scopo del film è quello di dimostrare, ancora una volta, che l’immagine esteriore conta fino a un certo punto perché, come afferma Bianca, “non è una questione di popolarità o di avere il ragazzo, non importa quale etichetta ti affibbiano, solo tu puoi decidere chi sei”, è vero che al cinema non è determinante la storia messa in scena ma il modo in cui questa viene raccontata. Il principale pregio della pellicola è, infatti, inserire nel plot tutti i più banali cliché già visti della teen comedy, riuscendo ad amalgamarli in modo nuovo e brillante con un linguaggio (condito da una profusione di hashtag) che si riferisce costantemente alla presenza del web nella quotidianità dei moderni adolescenti. L’A.S.S.O. nella manica, esattamente come la protagonista, mantiene un perfetto equilibrio fra il tono divertente della commedia e la serietà del tema trattato, alternando momenti di tagliente comicità e ironia a situazioni in cui si sottolinea l’importanza dei social network nella vita dei liceali: la rottura di un’amicizia decretata da un unfollow sui social, i litigi e le prese in giro attuate con volgari video online, che si espandono attraverso la condivisione e i like su facebook. Il bullismo è divenuto cyber ed il film, pur con leggerezza, riflette sulle conseguenze e sui pericoli di tale cambiamento. Bianca è una ragazza dall’intelligenza acuta e vivace, ricca di doti uniche, ma può essere messa ai margini da una struttura sociale che codifica il successo attraverso la popolarità e l’indice di gradimento nella rete. Tuttavia, la sua forza di carattere le impedisce di soccombere e alla fine le fa comprendere che, per conquistare la propria autostima ed essere appagati, è necessario tener conto dei propri obiettivi senza dipendere dal giudizio e dalle etichette attribuite dagli altri.
Alla complessiva riuscita del film contribuisce in modo determinante la recitazione degli attori che, pur avendo quasi dieci anni in più dei personaggi, riescono a calarsi benissimo nel ruolo di adolescenti e ad esprimerne i sentimenti contrastanti, oscillando fra aggressività, fragilità, spontaneità e frustrazione, emozioni attraverso le quali passa inevitabilmente la crescita emotiva ed affettiva di ogni ragazzo.

Gisella Rotiroti

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La redazione

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