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Ant-Man: Le dimensioni contano

Ant-Man: Le dimensioni contano

Il micro-eroe di casa Marvel interpretato da Paul Rudd, esordisce in Italia con un heist-movie dai toni allegri, condito di action ed effetti speciali. In sala dal 12 agosto.

 3stelle

Piccolo, grande eroe. Dopo i colossi, e non solo al botteghino, i Marvel Studios tentano un’altra strada. Via Capitan America con il suo scudo, Thor con il suo martello e Iron Man con la sua armatura. Via i miliardari Avengers, è ora di fare largo al nuovo. In questo caso il nuovo è Ant-Man, con le sue formiche. Non certo il personaggio più accattivante del catalogo sfornato da Stan Lee e soci, ma forse proprio per questo più prodigo di sorprese per gli spettatori fumettofili meno incalliti.

E così in piena calura d’agosto arriva in sala questa piccola incognita su cui pesava già l’ombra di ciò che non è stato. Il film doveva essere diretto infatti da Edgar Wright, regista di culto della Cornetto Trilogy, che per l’occasione aveva scelto come sceneggiatore il Joe Cornish di Attack the block, e aveva anche puntato con forza sul protagonista, Paul Rudd, commediante prestato all’eroismo. Ma quello che doveva essere il film più autoriale di casa Marvel si è subito trasformato in un incubo quando Wright ha lasciato a pochi giorni dall’inizio delle riprese, costringendo il produttore, Kevin Feige, a trovare un sostituto in pochi giorni. La scelta è ricaduta su un altro specialista in commedie, Peyton Reed, con la grande perplessità dei fan che vedevano nel titolo del suo film più famoso (Yes man) un’amara ironia sulla situazione.

Fortuna per tutti l’uomo non è profeta. Reed, coadiavuto dalla oliatissima macchina Marvel e da Adam McKay, sceneggiatore anche lui specializzato – neanche a dirlo – in commedie (Anchorman), fa la cosa giusta. Più che pretendere di lasciare la sua impronta lascia correre la macchina, la amministra. E così Ant-Man svela la sua anima, che non è quella di un film di supereroi dove ci si piglia a superpugni con supermostri (ma c’è anche quello, beninteso). L’avventura di Scott Lang, ladro buono che cerca di redimersi per il bene della figlia, del dottor Hank Pym (Michael Douglas) che spera di salvare la sua invenzione dalle mire degli arroganti e dei potenti e di tutti gli altri è principalmente un classico film di rapine, con un tono allegro alla Ocean’s Eleven senza disdegnare belle sequenze d’azione alla Mission Impossible.

Il risultato è un film scanzonato e a tratti brillante (i racconti dell’amico di Scott, Luis, interpretato da un irresistibile Michael Peña, sono da antologia) che paga dazio all’inevitabile e ormai ripetitivo racconto dell’origine dell’eroe ma che riesce a contenere quasi sempre gli slanci di umorismo demenziale. Il tutto creando un buon ritmo narrativo scandito da una colonna sonora semplice quanto incalzante. Ant-Man in definitiva è un film che potrà piacere sia ai fan dell’universo cinematografico Marvel sia a un pubblico meno affezionato e decisamente più giovane, un film che mostra grande oculatezza nella scelta degli interpreti, a cominciare da un Rudd misurato, divertente pure nei momenti malinconici, con un Douglas più intenso e collerico a fare da contraltare. Forse un po’ più di carisma avrebbe richiesto il villain che però sconta un suo essere troppo generico già livello di sceneggiatura più che un difetto di talento del suo interprete, il Corey Stoll di House of Cards e The Strain.

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Marcello Lembo

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