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Molise Cinema, intervista a Riccardo Rossi

Molise Cinema, intervista a Riccardo Rossi

Ha debuttato nel 1984 con College, di Castellano e Pipolo, e da allora la simpatia di Riccardo Rossi ha cavalcato palcoscenici teatrali, studi televisivi, pubblicità e cinema. A marzo ha debuttato come regista cinematografico con La prima volta (di mia figlia), film che racconta le paure di un padre che scopre che sua figlia sta per fare l’amore per la prima volta. Ospite alla XIII Edizione di Molise Cinema, abbiamo raggiunto il poliedrico Riccardo Rossi ed ecco cosa ci ha raccontato sul suo film, il suo esordio da regista e sui piccoli festival cinematografici.

Da dove nasce l’idea di raccontare l’amore adolescenziale attraverso le paure di un genitore?
Per questo mio primo film io ero partito in realtà come autore del soggetto e della sceneggiatura e cercavo un argomento universale, qualcosa in cui tutti potessero non rispecchiarsi, ma avere una propria personale esperienza. Fare l’amore per la prima volta è, di fatto, l’esperienza che ci accomuna tutti, nel mondo tra l’altro. Poi, sviluppando il soggetto, mi sono accorto che più che raccontare una prima volta bisognava raccontare qualcosa che in realtà ho visto negli sguardi dei miei amici che si sono sposati e hanno avuto figli, soprattutto figlie. Quando la figlia arriva al momento di fare l’amore per la prima volta, negli occhi del padre si rompe qualcosa. E’ vero che la figlia femmina dà meno problemi quand’è piccola, perché è meno caciarona, più educata, va meglio a scuola, poi però quando arriva la doccia di ormoni, tra i 13 e i 16 anni, a seconda di come decide l’ipofisi, purtroppo non c’è niente da fare: lei stessa cambia atteggiamento nei confronti del padre, per lo meno in quel momento della vita, per poi recuperare questo rapporto in un secondo momento, quando sarà più grande. In quel momento però è chiaro che il padre perde la cosa più pulita che, sentimentalmente parlando, ha vissuto nella sua vita, cioè l’amore per la propria figlia femmina. Non c’è niente come l’amore per la propria figlia femmina. Ho voluto raccontare tre prime volte tipiche, mettiamola così. Una prima volta fuori casa in un gruppo di boy scout, una seconda fatta tanto per farlo, e la terza volta ha come protagonista un vero e proprio imbranato.

La prima volta (di mia figlia) è la tua opera prima. C’è qualcosa nel film che magari tratteresti in modo diverso?
Tempo fa lessi una famosissima intervista a Liliana Cavani in cui la regista parlava del suo Francesco con Mickey Rourke e diceva che avrebbe voluto rimontare di continuo i suoi film. All’epoca non avrei mai pensato di diventare un regista di cinema, ma leggendo quell’intervista ho sentito di non essere d’accordo con lei. Per me un film quando è finito, è finito. Visto che hai dato davvero tutto te stesso e, grazie al lavoro digitale, ti sei trovato a fare davvero l’impossibile su quella pellicola, una volta che il film è chiuso, basta. Devi pensare a quello dopo, altrimenti non ne esci vivo. Diventa un’esperienza, una scuola per il film successivo che magari fai. Poi stiamo parlando di un film normale, quindi è più costruttivo mettere un punto che pensare di cambiare qualcosa.

Com’è stato il tuo esordio da regista?
Bellissimo, mi è piaciuto da morire. Ho avuto una troupe splendida. Il direttore della fotografia, Maurizio Calvesi, è uno dei più forti che abbiamo in Italia e mi ha insegnato tantissime cose. Siamo riusciti a creare un clima meraviglioso, sia con la troupe che con gli attori, che mi hanno dato una grandissima mano, visto che avevano più esperienza di me. Ringrazio veramente tutti. E’ stato esaltante vedere 40 persone che tutte insieme danno il loro meglio per contribuire alla tua opera.

Il tuo film partecipa al Molise Cinema. Festival di questo genere, che ruolo hanno, secondo te, tra i piccoli centri e la grande industria cinematografica?
Sono fondamentali, perché in realtà l’apporto che danno per la vita di un film è necessario. Prima di tutto perché permettono di conoscere la tua opera e sviluppano una specie di affetto, se il film piace, da parte di un pubblico che magari non ha avuto l’opportunità di vedere il film al cinema durante la stagione. Ma ti dico anche che festival così dovrebbero esserci tutto l’anno! I film dovrebbero essere portati in tournée, come si fa con gli spettacoli teatrali. Casacalenda è un paesino: c’è un corso in lieve discesa e a metà circa di questa strada c’è un palco, sul quale è stato montato uno schermo di 9 metri per 4…un signor schermo! Poco più giù del palco c’è un camion dove dentro è stato montato un proiettore digitale con DCP, grazie al quale viene assicurata una proiezione altamente professionale in piazza. Ti giuro che a vedere questo camioncino con dentro il proiettore, gli operatori, il banco mix, mi è venuto in mente L’uomo delle stelle di Tornatore. Ecco, questa è la meraviglia del cinema! E’ una cosa strepitosa. E colgo l’occasione per ringraziare Pommier (il direttore artistico di Molise Cinema, ndr) e tutti quelli che come lui si fanno il “mazzo” per portare i film nei luoghi a cui sono affezionati, per un motivo o per l’altro. Mi piacciono questi festival, dove è il cinema che va dal pubblico e le persone partecipano attivamente.

A breve sarai una delle voci italiane nell’attesissimo Monions. Quali sono, poi, gli altri tuoi progetti?
Si, ho doppiato un piccolo ruolo in Minions, che esce il prossimo 27 agosto. E’ stata una bellissima esperienza e mi sono molto divertito, anche perchè il cartone animato è strepitoso. Ora sto lavorando al mio prossimo film – la storia è pronta, ma stiamo ancora a “carissimo amico” – e mi sto dedicando al mio nuovo spettacolo teatrale, che debutterà a Roma il prossimo 15 marzo.

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Augusto D'Amante

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