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Ex machina: Ava, mon amour

Ex machina: Ava, mon amour

In sala dal 30 luglio il debutto alla regia di Alex Garland, lo sceneggiatore di 28 giorni dopo. Protagonista una donna robot al centro di un triangolo amoroso. Fantascienza venata da elementi di thriller psicologico con attori in parte e un eccellente lavoro di scrittura.

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Ultraterrena, quasi divina, la grazia e la seduzione di una bellissima donna. Ma Ava non è altro che un robot, con sembianze che rievocano l’iconica creatura di Metropolis di Fritz Lang e che sin da subito non esita a rivelare la sua vera natura di androide esibendo le proprie nudità: un agglomerato di reti metalliche, silicone e gel. È lei la protagonista di Ex machina, esordio alla regia di Alex Garland destinato ad occupare un posto speciale nel nuovo immaginario degli sci-fi movie.
Un’operazione low budget affidata all’autore di quel The Beach che diede inizio al sodalizio con Danny Boyle per cui avrebbe poi firmato le sceneggiature di 28 giorni dopo e Sunshine; un debutto che permette a Garland di indagare temi classici della fantascienza moderna riavvicinandosi all’universo già affrontato in Non lasciarmi, di cui curò l’adattamento e del quale tornano in parte suggestioni e atmosfere.
Una storia disturbante con glaciali previsioni sul futuro dominato da intelligenze artificiali: macchine con una coscienza di sé, capaci di provare emozioni, interagire e manipolare menti umane, donne-robot dai fisici statuari, perfette, seducenti, aggraziate e all’occorrenza vendicative. Sono loro il cuore del film di Garland che nella battaglia tra uomo e macchine sceglie di stare dalla parte delle seconde.

Caleb (Domhnall Gleeson), programmatore ventiquattrenne di una delle più grandi società informatiche del mondo, vince una competizione il cui premio è trascorrere una settimana nel rifugio high-tech in cui vive Nathan (Oscar Isaac), solitario amministratore della società. È qui che Caleb scoprirà di dover partecipare a un esperimento: testare la prima vera intelligenza artificiale del mondo, che ha le sembianze di Ava (Alicia Vikander), affascinante ragazza robot, “una versione davvero bella del mostro Frankenstein” nata e alimentata con l’infinita quantità di dati – tendenze, mappature, profili – rastrellati dal web.
Sono le premesse sfruttate dal regista per mettere in scena un thriller psicologico guidato dai protagonisti della vicenda, che andranno a comporre un insolito triangolo amoroso le cui azioni rimangono tese tra sessualità, voyeurismo, ricerca della verità e menzogna.
Ex machina è un film fatto di poco, retto interamente dalla glaciale geometria dei suoi ambienti – spogli, silenziosi, iperteconologici, accuratamente arredati secondo un design ultramoderno – e dalle lunghe conversazioni tra i personaggi. Fantascienza condita da elementi horror che spinge il genere verso una dimensione nuova, la naturale evoluzione di un mondo dove la meccanica avrà definitivamente conquistato proprietà e prerogative umane. Non molto lontano da quello che avevano anticipato i replicanti di Blade Runner.

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Elisabetta Bartucca

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