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Luciana Littizzetto, super cattiva in “Minions”

Luciana Littizzetto, super cattiva in “Minions”

Sarà la voce italiana della super cattiva Scarlet Sterminator in Minions, il film in sala dal 27 agosto sui sovversivi, pasticcioni e politicamente scorretti esserini gialli destinati ad avere una storia tutta loro sin dall’esordio in Cattissimo me. Luciana Littizzetto accoglie così una sfida che la riporta alle origini, quando doppiava “bambini, soprattutto maschi, nelle telenovelas”, e che ancora una volta la vedrà accanto all’inseparabile compagno di lavoro, Fabio Fazio, che nel film doppia Herb, il marito “stupido” di Scarlet. Nella versione originale la voce è di Sandra Bullock: “Quando l’ho detto a mio figlio, mi ha risposto: ‘Ma veramente hanno scelto te?’”, racconta la Littizzetto, che intanto si prepara a tornare su Sky Uno con Italia’s Got Talent.

L’ultima volta che hai doppiato un film di animazione è stato nel 2012, con la Regina Vittoria in Pirati! Briganti da strapazzo. Come è andata con i Minions?
Quando mi chiamano a doppiare cartoni animati sono sempre molto contenta, la mia carriera è iniziata così: doppiavo i bambini nelle telenovelas perché con la mia voce non potevo permettermi altri personaggi. Poi è arrivata la televisione e con Tonino Accolla ho fatto la giudice Grazia Negata in una puntata de I Simpson, dopo venne “Uno zoo in fuga” e “Pirati! Briganti da strapazzo”.
Di solito mi chiamano per fare la cattiva, non so bene perché, e in questo caso una cattivissima, Scarlet Sterminator, che è anche un po’ subdola, schizofrenica: sembra amabile, ma non lo è.

Come sei riuscita a rendere vocalmente un personaggio così pieno di sfumature?
Non ho visto la versione originale del film, ma nel doppiaggio si prova molto, immagini il protagonista, te lo racconti e cerchi poi di seguire tutte le indicazioni che ti vengono date, piccoli segreti che per chi viene dalla televisione sono fondamentali. Ma è la bellezza del doppiaggio, trovare le sfumature di questa donna di grande potere ma in fondo fragilissima e, come ogni donna forte, bisognosa di un uomo debole accanto.

Ti manca doppiare?
A parte il doppiaggio, mi manca tanto lo sceneggiato televisivo e tutta quella realtà artistica che è andata un po’ perduta, come ad esempio i rumoristi. È di una poesia tale… da lacrime agli occhi; mi piacerebbe un ritorno dello sceneggiato 2.0 con strumenti nuovi, ma anche con un po’ di memoria.
La radio e il doppiaggio sono due cose che mi piacciono tantissimo: la prima ti dà quella confidenza e intimità con il pubblico che la televisione non può darti; e il doppiaggio, di cui in Italia abbiamo una tradizione fantastica, a volte riesce a dare più lustro che non la lingua originale. Ti permette di fare veramente l’attore, mi riporta alle mie origini di attrici e mi consente di recitare. Al cinema sono una specie di plancton, vado dove mi potano e mi dicono di andare e sono molto felice di farlo perché imparo sempre qualcosa; è un mestiere creativo dove non smetti mai di imparare, ti arricchisce tanto.

Quale cattivo seguirebbero i Minions nel nostro mondo?
Sarebbe bellissimo che seguissero il dittatore Coreano.

Ti piace la tv di oggi?
Mi piace perché ha un’offerta pazzesca, stai davanti a un mercato gigantesco di cose, alcune buone altre meno. Paradossalmente però una parte di pubblico ha bisogno della tradizione, delle cose consolidate, della confidenza e di una consuetudine che lo portano a rimanere fedele a certe trasmissioni come la nostra. Diventi una persona di famiglia, perché entri nelle case degli spettatori e l’affetto del pubblico lo senti sempre. Di recente sono stata a Polignano a Mare per girare alcune scene del film di Marco Ponti, ‘Io che amo solo te’, e mi è capitato addirittura che qualcuno mi dicesse: “Tu sei una mia grande fan”. E  poi quando penso se continuare o meno a fare televisione, mi dico sempre che non potrei mai rinunciare a un tale privilegio e affettività.


Hai mia pensato di lasciare?
Dopo 11 anni un pensiero lo fai, ma mi diverto, il programma funziona e siamo un bel gruppo di lavoro.

About the author
Elisabetta Bartucca

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