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Ted 2: Anarchico teddy bear

Ted 2: Anarchico teddy bear

In sala dal 25 giugno il secondo episodio dell’irriverente saga comica nata dal creatore de I Griffin, Seth MacFarlane.

3stelle

Sboccato e citazionista, esuberante e mai volgarmente grossolano, graffiante e per certi versi catartico. Ted 2 non tradisce l’irruenza di quel primo capitolo, Ted, che nel 2012 con quasi 550 milioni di dollari guadagnati ai botteghini di tutto il mondo diventò uno dei più alti incassi di una commedia vietata ai minori di tutti i tempi. Il merito è indubbiamente di una factory consolidata:  Seth MacFarlane che dirige, interpreta (è sua la voce dell’orsetto protagonista) e scrive insieme agli storici collaboratori Alec Sulkin e Wellesley Wild.
La stessa squadra che negli anni si è distinta per il linguaggio dissacrante della serie animata I Griffin, la scombinata famiglia americana del piccolo schermo che trita il sogno americano più di quanto non lo abbia già fatto Matt Groening con I Simpson.
E anche qui le intenzioni non cambiano. L’orsacchiotto di peluche Ted, dotato di vita e parola, alcolizzato e irriducibile consumatore di droghe, torna insieme al suo compagno di avventure John Bennett (Mark Wahlberg); i due ‘rimbombamici’ continuano a spassarsela a Boston fumando marijuana, collezionando episodi di Law & Order dal divano di casa, scolandosi lattine di birra, o improvvisandosi scomodi suggeritori durante le serate di cabaret – nel mirino ci finiscono l’11 settembre, Charlie Hebdo e Robin Williams.

Ma se John è tornato alla sua vita da single, Ted (che ha invece sposato il suo sogno erotico, la prosperosa Tami-Lynn, unione destinata ad attraversare un momento di crisi che i due decidono di superare adottando un bambino. I problemi cominciano quando il Commonwealth del Massachusetts dichiara Ted un bene, una proprietà e non un essere umano, con il successivo respingimento della domanda di adozione. Insieme a John e alla loro nuova amica avvocatessa Samantha L. Jackson (Amanda Sayfired), l’irriverente orsacchiotto dovrà così affrontare una battaglia legale contro lo Stato per vedere riconosciuti i propri diritti di cittadino ormai persi.

Il piglio pungente di MacFarlane non si piega al compromesso hollywoodiano del consolatorio e corretto e questa volta si scaglia su un paese che ha fatto delle contraddizioni la sua identità; il viaggio dell’orsetto parlante diventa l’occasione per tirare in ballo la lotta per i diritti civili con tanto di processi in aula, arringhe e una terminologia giuridica rubata da Sulkin a quel Law & Order che l’autore segue da anni con una passione tale da averne infarcito gran parte dei dialoghi.
Come nel primo episodio restano i riferimenti ai miti dell’immaginario collettivo moderno e di una certa cultura pop (da Flash Gordon a Rocky III, passando per Guerre stellari e Star Trek), attorno alla quale MacFarlane continua a tessere la propria visione del mondo e che troverà la sua massima esemplificazione nel Comi-Con dove si consumeranno le battute finali del film.
Ted 2 rimette così in gioco la stesse formule comiche del primo capitolo, le rivitalizza e si aggancia alla realtà più recente: folgorante la scena dello sterminato campo di marijuana che sbucherà davanti a Ted, Samantha e John durante il loro viaggio verso New York, mentre sullo sfondo scorrono trionfanti le note del tema principale di Jurassic Park.
Strafatti e sciroccati i personaggi di questa saga comica hanno il grande privilegio di poter dire ciò che a molti non è concesso e chissà che le loro urticanti esternazioni non tornino a solleticare il nostro ego pop in un futuro Ted 3.

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Elisabetta Bartucca

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