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Contagious: Zombie e lacrime

Contagious: Zombie e lacrime

Arriva in sala dal 25 giugno il film d’esordio di Henry Hobson con un Arnold Schwarzenegger in un ruolo insolitamente drammatico, fra non-morti e sentimenti paterni.

3stelle

La solita sostanza per una forma diversa. La materia è quella tradizionale, il diffondersi di un’epidemia zombie di quelle che da Romero a World War Z tendono a distruggere il mondo come lo conoscevamo, ma questo è Contagious: Epidemia Mortale, in originale Maggie, film d’esordio di Henry Hobson, presentato con discreto successo al Tribeca Film Festival di New York.

Hobson, specialista in sequenze di titoli, della vecchia sostanza fa incetta. Non solo quella del film horror ma anche quella dell’action movie, uno dei suoi interpreti più celebri per la precisione, quell’Arnold Schwarzenegger che dal culturismo in Austria è passato al glamour di Hollywood e poi da Hollywood alla poltrona di governatore della California con biglietto di ritorno annesso. E tornato a vestire i panni dell’eroe il 66enne Schwarzy decide però che è giunta l’ora di tentare qualcosa di diverso. E qui torniamo a Maggie-Contagious, storia di un padre che accompagna una figlia nel passaggio dalla vita alla non vita, scritta da un altro esordiente, John Scott 3, e pescata dalla black list del 2011, ovvero la lista delle migliori sceneggiature mai prodotte.

L’immaginario del film horror si articola quindi in una storia drammatica, segnata dalla regia delicata di Hobson e dalla bella fotografia di Lukas Ettlin (The Lincoln Lawyer) che intrappola le emozioni di questo film in un eterno crepuscolo. Lo spunto è coraggioso e interessante e anche se dal 2011 a oggi qualcuno lo ha già trattato (la stessa serie The Walking Dead, se pure in minor misura) Hobson decide di portarlo alle estreme conseguenze, rinunciando ad inseguire il pubblico di genere e puntando solamente sull’aspetto psicologico come pure avevano fatto altri film indipendenti alle prese con ambientazioni da blockbuster (ad esempio il fantascientifico australiano The Rover).

Il punto di forza principale di Contagious è però proprio nella recitazione. Schwarzenegger tenta di seguire la via che fu di Clint Eastwood, attore inizialmente relegato al ruolo di pistolero e di ispettore per presunta inespressività, e poi fiorito agli occhi della critica quando le rughe hanno cominciato a farsi strada sul suo viso. Probabilmente sotto i lineamenti del Terminator c’è un attore meno talentuoso ma il viso scavato dall’età, la stanchezza degli anni accumulati regala un più ampio ventaglio di sfumature che misto al coraggio dell’esperimento, al desiderio di abbandonare le pareti morbide della comfort zone, paga la scommessa dell’attore di origine austriaca. La vera mattatrice è comunque la sua compagna di avventure, la Abigail Breslin di Little Miss Sunshine, che nel ruolo della figlia Maggie ci regala una prestazione maiuscola fatta di forza e debolezza, di passione, di sconforto. E di paura, paura del mostro, paura di sé.

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Marcello Lembo

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