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Addio a Remo Remotti, voce irriverente della Roma del dopoguerra

Addio a Remo Remotti, voce irriverente della Roma del dopoguerra

Classe 1924, irriverente per vocazione, artista a 360 gradi: Remo Remotti si è spento nella notte tra domenica e lunedì, all’età di 90 anni, presso l’UOC di Clinica medica e malattie cardiovascolari di Roma a causa di una patologia ematologica. Quella di Remotti è stata una delle personalità più autentiche di Roma, città che gli ha dato i natali e verso la quale l’artista ha sempre avuto un rapporto così conflittuale da scrivere Mamma Roma Addio (che potete riascoltare nel video in calce a questo articolo).

Negli anni Cinquanta, sopo la laurea in legge, Remotti si trasferisce in Perù dove inizia ad avvicinarsi al mondo dell’arte. Tornato in Italia, a Milano, incontra Maria Luisa Loy, sorella del regista Nanni, e nel 1960 i due si sposano. Nel capoluogo lombardo, Remotti inizia ad esporre le sue prime opere di pittura e scultura, ed è circondato da personalità quali Lucio Fontana, Alberto Burri, John Heartfield, Arturo Schwarz e Emilio Vedova, che gli propone di diventare suo assistente a Berlino. Sin da bambino soffre di disturbi psichiatrici e dopo essersi messo a correre nudo in una piazza berlinese, Remotti viene ricoverato, nel 1968, in una clinica a Spandau. Torna in Italia e fonda una comune alle porte di Roma insieme ad alcuni studenti dell’Istituto d’Arte.

Personalità complessa e affascinante, Remotti vive circondato da arte, sempre stimolato alla ricerca di nuove forme di espressione. Su questa scia, inizia a lavorare al cinema e lo fa con Scola, Bellocchio e i fratelli Taviani. Ma il suo primo ruolo importante arriva nel 1981 con Sogni d’oro di Nanni Moretti. Tra i due nasce un idillio che li porterà a lavorare in altri due film: Bianca del 1984 e Palombella rossa del 1989. Scrive e porta in scena testi teatrali, partecipa come attore in varie fiction tv, ottiene un ruolo in Il Padrino – Parte III di Francis Ford Coppola e in Nine di Rob Marshall.
L’amore per la pittura e la scultura, però, non si placa e, in occasione del suo novantesimo compleanno, lo scorso novembre, espone in una galleria romana alcuni suoi quadri, in una mostra intitolata Ho rubato la marmellata. Un titolo evocativo, quasi a voler dimostrare a tutti, ma soprattutto alla sua città, che quel bambino che viveva libero dentro di lui era ancora presente, con la sua irriverenza e vivacità.

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La redazione

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