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Wolf Creek 2: Macabre carneficine

Wolf Creek 2: Macabre carneficine

Presentato fuori concorso al Festival di Venezia nel 2013 arriva in sala il film di Greg McLean ispirato alle efferate imprese del serial killer australiano Ivan Milat. Sequel del primo Wolf Creek, proiettato a Cannes nel 2005.

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Horror on the road che fa piovere risate su macabre e sadiche carneficine, Wolf Creek 2 – La preda sei tu muove i suoi personaggi come pedine sperdute fra i paesaggi sconfinati dell’outback australiano per condurli in un antro infernale senza via d’uscita, braccati da un sadico e perfido macellaio di maiali. Mick Taylor (John Jarratt) è l’antieroe xenofobo che domina un interregno da cui ogni forma di giustizia sembra essere stata spazzata via; il suo obiettivo è quello di ripulire il continente dall’infezione straniera, attuando una spietata vendetta ispirata alle vicende storiche, politiche e sociali del suo Paese ma, privo di coerenza, fa oggetto della sua mattanza anche i conterranei.

Rutger (Philippe Klaus) e Katarina (Shannon Ashlyn), giovane coppia di tedeschi, visitano il famoso cratere di Wolf Creek. Il luogo esotico, che all’inizio sembra un paradiso, si trasforma in un luogo terrificante quando sul loro cammino incontrano Mick Taylor, uno psicopatico che trasporta maiali e li sventra, esattamente come fa con gli esseri umani. Sarà il turista inglese Paul (Ryan Corr), dopo aver tentato inutilmente di salvare Katarina, a fare i conti con la follia omicida di Mick.

Wolf Creek 2 rivela immediatamente una forte vena citazionista e cinefila: i paesaggi e le scene in esterni, dal forte potere visivo, richiamano alla memoria Non è un paese per vecchi dei fratelli Coen mentre la scena dell’attraversamento dei canguri fa riferimento, per nulla velatamente, alle mucche della celebre sequenza di Fratello dove sei. Grottesche e disturbanti le scelte musicali di McLean: il massacro dei marsupiali (neppure il simbolo nazionale è risparmiato dalla brutalità) viene accompagnato da The Lione Sleep Tonight dei Tokens, mentre l’assassinio di un’anziana coppia avviene sulle note del valzer del Danubio Blu di Strauss.
Il sadico omicida, che campeggia sullo sfondo di suggestivi tramonti come nei western d’altri tempi, sancisce il trionfo di uno humour nero in uno spietato gioco dell’orrore che sfocia nel sadismo puro quando Mick mette in scena assieme alla sua preda una sorta di quiz show dell’orrore, nel quale le risposte sbagliate portano al taglio delle dita. Mick Taylor è pronto a tutto pur di confermare l’esattezza delle sue folli teorie nazional-popolari e dimostrare che il mondo è diviso in due categorie: quella dei winner a cui lui appartiene e quella dei looser di cui fa invece parte Paul. In questa scena viene fuori la vena caricaturale con cui il personaggio del killer è dipinto: è il classico bifolco australiano, nazionalista con cappello, ubriacone e un po’ stolto, la cui crudeltà può essere messa a tacere con una semplice canzone sul rum.
L’incipit truculento e il finale ansiogeno sono gli unici momenti in cui McLean rimane ancorato ai canoni dell’horror thriller. Dallo splatter all’action movie, passando per il chase e lo slasher fino al western, Wolf Creek 2 attraversa differenti generi, si perde fra le citazioni, da Non aprite quella porta alle numerose inquadrature rubate a Sergio Leone e John Ford, e finisce per essere tutto e niente. Quello che vorrebbe essere un ironico stilema del genere diventa un eccesso gratuito di scene truculente e sequenze splatter veramente squallide che fanno storcere il naso al pubblico meno avvezzo.

Gisella Rotiroti

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La redazione

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