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Jurassic World: Dinosauri al botteghino

Jurassic World: Dinosauri al botteghino

Torna al cinema il parco dei dinosauri ideato da Michael Crichton e portato sullo schermo per la prima volta da Steven Spielberg. A condurci in questa nuova avventura invece Chris Pratt, Bryce Dallas Howard e il regista Colin Trevorrow. In sala dall’11 giugno.

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Dal dominio della Terra al trionfo al botteghino. Il passo è breve, solo qualche miliardo di dollari e qualche centinaio di milioni di anni. Il tempo necessario all’uomo per evolversi, creare una civilizzazione e perfezionare l’uso della grafica digitale. Correva l’anno 1993 quando Steven Spielberg rivoluzionò il mondo del cinema con i dinosauri, finti ma vivi, di Jurassic Park. Oltre 20 anni dopo l’impronta lasciata è ancora viva nella mente di tanti ragazzini che nel frattempo sono diventati genitori e allora ecco Jurassic World, terzo sequel di un franchise che dopo quel primo episodio non ha regalato troppe emozioni.

Stavolta a tentare l’impresa è il regista Colin Trevorrow, alla sua seconda opera dopo aver riscosso il plauso del Sundance Festival con Safety not guaranteed, commedia dal retrogusto fantascientifico inedita in Italia. Forte di un budget superiore ai 150 milioni di dollari il cineasta californiano (co-autore anche di una sceneggiatura firmata a otto mani) ci conduce verso la sempreverde Isla Nublar, in un parco nuovo e ambizioso costruito sulle ceneri di quello vecchio dove, oltre a esibire i rettili giganti del passato, se ne creano anche di nuovi, per il sommo gusto dello spettatore. Finché, ovviamente, qualcosa non andrà storto, e allora toccherà alla manager Claire (Bryce Dallas Howard) e all’ex militare Owen (Chris Pratt) cercare di salvare i nipoti della prima e mettere una pezza sulla hubris di speculatori e scienziati poco interessati all’etica.

Il viaggio inizia col piede giusto. Due ragazzini che sembrano presi di peso da un film di Spielberg si addentrano tra le meraviglie del parco mentre la colonna sonora richiama le note splendide composte da John Williams vent’anni orsono. I problemi però arrivano subito dopo perché, per forza di cose, gli effetti speciali perdono la carica rivoluzionaria di un tempo, perché il messaggio ambientalista, l’invito ammonitorio a non giocare a fare Dio, è sostanzialmente fermo al primo film (e prima ancora al romanzo di Michael Crichton da cui era tratto), perché la musica del premio Oscar Michael Giacchino emoziona solo quando richiama il tema classico, perché i personaggi sopra le righe di Jurassic Park – il matematico/guru Jeff Goldblum, il paleontologo alla Indiana Jones Sam Neill e la donna d’azione Laura Dern – non ci sono più, sostituti da una donna d’affari che non rinuncia ai tacchi neanche se la insegue un tirannosauro e da un moderno domatore per la verità piuttosto piatto. E pure il talento degli attori stenta a emergere, sebbene in qualche sprazzo di commedia ricordino un po’ i Michael Douglas e Kathleen Turner di All’inseguimento della pietra verde. E allora da ricordare di questo Jurassic World resta ben poco, una squadra di velociraptor convertiti dalla parte dei buoni, un finale che ricorda, con le dovute proporzioni, certi film di Godzilla e un parco che, esistesse davvero, sarebbe una gioia per gli occhi nonostante tutti i cattivi presagi.

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Marcello Lembo

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