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La centesima scimmia: La dittatura dell’economia

La centesima scimmia: La dittatura dell’economia

Se un numero sufficiente di individui, ovvero una “massa critica”, sperimenta una stessa esperienza, tutta l’umanità sperimenterà una trasformazione istantanea. È questo che cerca di dirci il regista Marco Carlucci con il suo nuovo film documentario La centesima scimmia presentato in anteprima mondiale il 4 giugno al Nuovo Cinema Aquila a Roma. Il titolo è un chiaro riferimento al cosiddetto ‘fenomeno della centesima scimmia’ , che lo scrittore inglese Lyall Watson dichiarò di aver osservato nell’isola giapponese di Koshima dove un gruppo di 99 macachi avrebbe imparato a lavare le patate prima di mangiarle secondo una tradizionale tecnica di apprendimento e cioè per imitazione, prove ed errori mentre una centesima scimmia, Macaco fuscata, lo avrebbe imparato in modo naturale senza bisogno di apprendere la tecnica da nessuno. Watson parlò all’epoca di “una massa critica che aveva aperto una porta di natura paranormale”, ma l’episodio sarebbe passato alla storia come leggenda soprattutto dopo che lo stesso scrittore nel 1985 rivelò di aver inventato gran parte di quella storia.
Il film, realizzato in collaborazione con il contributo di economisti, scrittori, giornalisti, blogger, europarlamentari, giuristi, associazioni umanitarie e gente comune, si avvale per la colonna sonora della canzone ‘Chi comanda il mondo’ di Giuseppe Povia, invito esplicito a ribellarsi all’odierna dittatura travestita da democrazia, che firmando trattati come quelli di Maastricht e Lisbona avrebbe annullato ogni costituzione. La canzone descrive il tema del film: l’attuale crisi finanziaria e sociale che, partita dagli Stati Uniti, attanaglia tuttora l’Europa.

Il punto di vista di Carlucci, diversamente da quello istituzionale che parla di uscita dalla crisi economica, è quello del cittadino, dell’uomo comune che non crede più nella politica, è sfiduciato e inveisce contro la corruzione e “l’ognuno per sé”. Inoltre, mette in discussione il ruolo della Banca Centrale Europea e contesta l’operato degli Istituti Finanziari salvati dagli Stati con erogazioni monetarie, che hanno determinato severi tagli alle spese, ai salari e all’occupazione, in definitiva a spese del contribuente. Le banche, uscite dall’emergenza, avrebbero poi usato questo stesso denaro per investirlo, in modo spregiudicato, in transazioni speculative attribuendo sostanziosi premi pecuniari ai propri vertici dirigenziali.
Secondo Carlucci ne sarebbe derivata una bolla speculativa che, sottraendo il credito a imprese e famiglie, avrebbe impedito il rilancio dei consumi e dell’economia; è così che la disoccupazione, specialmente quella giovanile, cresce a dismisura, il potere di acquisto diminuisce, si aggravano le imposizioni fiscali, si tagliano i servizi sociali, i settori produttivi si restringono, aumenta la disparità tra Paese e Paese e tra le classi sociali, si aggrava la situazione delle fasce più disagiate e si creano nuove povertà.

Il film, alternando dichiarazioni di esperti e di politici, punta il dito oltre che sulle responsabilità delle Banche e della politica sia di destra che di sinistra, sull’introduzione dell’euro che non permetterebbe agli stati di uscire dal tunnel della crisi economica. Gli elettori votano a favore di cambiamenti promessi, ma il nuovo governo accampa il pretesto di dover seguire scelte europee; e mentre si assiste allo stallo della politica dei piccoli passi fatta di pragmatismo pigro e difensivo, aumenta la disaffezione nei suoi confronti. In base alle teorie portate avanti dal documentario siamo di fronte a uno tsunami: l’incapacità dei politici di capire la portata della crisi e il tentativo di arginarla, applicando l’austerità “alla tedesca”, avrebbero condannato il Sud Europa all’aumento del debito pubblico, al taglio dei servizi sociali e degli investimenti.

Tuttavia, se la centesima scimmia siamo noi, se abbiamo il diritto e il dovere di provare a ribaltare la logica dispotica di Banche e Governi, secondo quanto afferma il film, si può essere certi che l’esperienza acquisita attraverso sofferenze e sacrifici sia sufficiente a indicare, dal punto di vista economico, la strada da percorrere e le scelte giuste da fare?

Gisella Rotiroti

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La redazione

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