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Fuori dal coro: ritorni maledetti

Fuori dal coro: ritorni maledetti

Dopo aver lavorato a Los Angeles nel ristorante di Robert De Niro, Sergio Misuraca è tornato in Sicilia con l’intenzione di realizzare il suo sogno più grande: fare un film. E così nasce Fuori dal coro, pellicola che sfiora il noir, la commedia e il pulp e dove si sente l’adorazione del regista per Tarantino e Scorsese. Non mancano lacune, come accade a tutte le opere prime, ma lodevole è il risultato, tenendo presente che si tratta di un film indipendente.

3stelle

In sala dal 4 giugno, Fuori dal coro è l’opera prima di Sergio Misuraca, regista siciliano che per quattro anni ha vissuto ad Hollywood dove sognava di lavorare nel cinema. Nella città delle stelle, però, Misuraca si è trovato a lavorare come cuoco nel ristorante di Robert De Niro, ma il sogno di realizzare un suo film è rimasto. Così, quando rientra nella sua Sicilia, Misuraca si mette all’opera e realizza questa pellicola. Ed è proprio il tema del ritorno, un ritorno che possiamo definire maledetto, vista l’evoluzione della storia, al centro del film. “Ho imparato che nella vita solo di due cose non si può essere mai sicuri: di quando si muore e di quando, pur non volendo, è necessario tornare in Sicilia“. Con queste parole prende il via Fuori dal coro. A parlare è Tony Scrima (interpretato da un bravissimo Alessandro Schiavo), siciliano che ha lasciato la sua terra anni prima per intraprendere la carriera di attore a Roma e, invece, si ritrova a fare il criminale, con tutte le frustrazioni che ne conseguono.

Girato quasi interamente in Sicilia, a Terrasini, in provincia di Palermo, Misuraca realizza una pellicola in cui si respirano, seppur in maniera molto ampia, le atmosfere dei film di Tarantino e Scorsese, fonti di ispirazione per il regista, e che si può collocare in un genere, quello della commedia nera, che raramente si è vista in Italia. Il regista parte da un dato di fatto dell’Italia (e della Sicilia) contemporanea, la disoccupazione, per raccontare la storia di un giovane che si propone come corriere di loschi affari tra la Sicilia e Roma. Arrivato a Roma, Dario (che ha il volto di Dario Raimondi), il protagonista, scopre che la persona che deve accompagnarlo a consegnare una misteriosa busta, è suo zio, Tony Scrima, nei confronti del quale non nutre molta stima. Una serie di elementi ben dosati tra loro, dovuti al soggetto e alla sceneggiatura ben scritti, si mescolano in un vortice che aumenta la sua intensità, permettendo a Fuori dal coro di appassionare chi segue le vicende di Dario e Tony. Misuraca ricorre anche ad equivoci e ad espedienti comici, a tratti surreali, per dare una spiegazione a tutto quello che succede. E riesce tranquillamente a chiudere un cerchio che si apre – e si chiude – in questa immagine quasi paradisiaca di un coro che canta in una chiesa, bellissimo gioco di contrasti con l’intera pellicola.

Le interpretazioni degli attori un po’ distraggono dalla storia: solo un paio lasciano davvero il segno, seppur con qualche limite. In primis quella di Alessandro Schiavo, che dà un volto tenebroso a Tony Scrima e ne rende appieno le frustrazioni e le malinconie, anche se a volte risulta troppo eccessivo. Poi Alessio Barone, che interpreta il personaggio di Nicola, migliore amico di Dario, ottima spalla comica, forse un po’ lasciato ai margini della vicenda. Non spiccano i personaggi femminili: troppo costruiti e recitati in maniera tanto marcata da sembrare macchiette di passaggio.

Un plauso alla fotografia di Giuseppe Pignone, che ha reso benissimo i colori e le luci della Sicilia. Dal punto di vista formale, Misuraca regge bene per tutta la durata del film: nonostante il discutibile ralenti nella scena della sala da biliardo, la macchina da presa segue i suoi protagonisti, le evoluzioni della storia e la coralità del racconto, regalandoci man mano una panoramica a 360° sull’intera vicenda. Una sfida, quella di Fuori dal coro, che non ha ottenuto nessun contributo finanziario pubblico (e ci chiediamo perchè, visto che qui il talento c’è) e dalla quale Misuraca ne esce, seppur con qualche lieve acciacco, vincitore.

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Augusto D'Amante

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