LOGO
,

Io, Arlecchino: Giorgio Pasotti debutta alla regia

Io, Arlecchino: Giorgio Pasotti debutta alla regia

Distribuito in 30 copie, il prossimo 11 giugno arriva nei cinema italiani Io, Arlecchino che segna il debutto alla regia dell’attore Giorgio Pasotti e del giovane regista Matteo Bini. Il film racconta la storia di un rapporto tra padre e figlio che si ricompone e si contraddistingue per un passaggio di consegne. Al centro, la figura di Arlecchino, che viene mostrata non come costume carnevalesco, ma come personaggio importante della tradizione tutta italiana della Commedia dell’Arte. Nel cast, oltre a Giorgio Pasotti, anche Roberto Herlitzka, Lunetta Savino e Valeria Bilello. Abbiamo incontrato registi e cast in occasione dell’anteprima romana del film. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Come è nata la vostra collaborazione? Vi conoscevate già, visto che entrambi siete bergamaschi?
Giorgio Pasotti: No, non ci conoscevamo prima di questo film. Da qualche anno volevo realizzare un mio film, ma sapevo che avevo bisogno di un’altra persona per farlo. Trovare qualcuno che potesse essere complementare e che avesse la mia stessa idea del film non era facile. La fortuna è stata trovare una persona come Matteo, che mi ha veramente aiutato. Per l’amore profondo nei confronti della storia e del personaggio, ho fatto tutto con la massima umiltà. L’idea di rappresentare Arlecchino era da tempo nei miei pensieri, ma cercavo da sempre un modo di raccontarlo. Matteo ha presentato questa favola, che tratta anche temi importanti, come il rapporto tra padre e figlio o il rapporto tra Commedia dell’Arte e tv. Tutto è stato molto curato, anche la scelta del cast: i personaggi sono stati cuciti sugli attori che li hanno interpretati.
Matteo Bini: Giorgio aveva l’idea di fare un film che avesse il personaggio di Arlecchino al centro della storia. Con lo sceneggiatore, Maurice Caldera, abbiamo sviluppato questo soggetto. A guidarci è stato il personaggio interpretato da Giorgio, Paolo, un ragazzo alla ricerca di sé stesso. In questo senso un gran ruolo ha giocato la maschera: qui era interessante che la ricerca portata avanti da Paolo terminasse, in un certo senso, nel momento in cui indossava una maschera, quella di Arlecchino, appunto. Quella che raccontiamo è la storia di un riscoprirsi, sia da parte del padre sia da parte del figlio.

Arlecchino servitore di due padroni è una delle opere teatrali italiane più importanti di tutti i tempi. Quanto è stato importante per tutto il cast rifarsi ad una tradizione come quella della Commedia dell’Arte?
Roberto Herlitzka: Ho visto lo spettacolo che ha portato in scena Giorgio Strehler e mi ha molto affascinato il mondo che il regista è riuscito a ricreare. È uno spettacolo vivo e ho sentito quanto fosse importante quel tipo di teatro. Quando Giorgio (Pasotti, ndr) mi ha proposto questo ruolo, sono rimasto molto sorpreso e, allo stesso tempo, mi sono entusiasmato molto.
Valeria Bilello: Ero molto spaventata di avvicinarmi ad un mondo a me sconosciuto. Abbiamo avuto la fortuna di avere nel cast Eugenio de’ Giorgi, che conosce molto bene la Commedia dell’Arte e che si è dedicato moltissimo a noi attori per interpretare questi ruoli.
Lunetta Savino: Per me è stato un vero e proprio ritorno alle origini. La scuola di teatro che ho fatto si concentrava molto sulla Commedia dell’Arte e ho potuto ritrovare quella passione delle origini. Il mondo che questo genere di spettacoli porta in scena è fatto di sentimenti fortissimi: non c’è costruzione psicologica del personaggio, ma un forte lavoro sulla sua fisicità. Qui, poi, ho avuto l’occasione di interpretare Pantalone, molto lontano da me, visto che ho dovuto parlare in un dialetto del Nord. Spero che il film riesca a far conoscere anche ai più giovani il mondo da cui noi veniamo. Soprattutto noi attori.
Giorgio Pasotti: Non ho mai pensato di affrontare il personaggio di Arlecchino. Abbiamo preso come punto di riferimento non solo Strehler, ma anche gli spettacoli di Ferruccio Soleri. Allo stesso tempo, però, abbiamo cercato una chiave di lettura attuale. L’idea che sta alla base di questo personaggio è la totale anarchia che lo contraddistingue. A lui è concesso qualsiasi cosa, di muoversi e parlare liberamente. Trovo che in questo momento della nostra storia, anche a livello cinematografico, sia interessante recuperare queste tradizioni.

Nel film ci sono una serie di contrasti molto netti: televisione/teatro, città/paese. Come avete affrontato queste scelte?
M.B.: Abbiamo voluto mantenere questo contrasto. Con il direttore della fotografia, Cherlie Goodger, abbiamo usato luci calde per le scene ambientate nel paese e luci fredde per quelle ambientate in tv o in città. Volevamo, per il paese, creare un ambiente familiare, caldo, dove si condivide una polenta in un cortile, piuttosto che un sushi in un freddo appartamento. E poi anche per quanto riguarda i tempi si sente il contrasto: più veloci, quando mostriamo la tv, e più lenti quando le scene si spostano in teatro.

Ad un certo punto del film, lo spettacolo che la compagnia sta preparando viene cancellato perchè non si sono venduti abbastanza biglietti. Il film vuole essere anche una critica verso gli esercenti?
G.P.: No, non pensavamo a quello. Volevamo sottolineare quella che, forse, è una richiesta del pubblico. Allo stato attuale, la commedia, come genere, sembra aver esaurito gli argomenti e per noi era importante presentare temi che appartengono alla nostra tradizione, come la Commedia dell’Arte, appunto. Questo non significa fare film pesanti. Dati alla mano, uno dei film più visti in Italia in questo ultimo anno è Il Giovane Favoloso, quindi possiamo pensare che il pubblico apprezzi film che raccontano storie che fanno parte della nostra tradizione culturale.

Di seguito il trailer del film Io, Arlecchino, in uscita il prossimo 11 giugno.

About the author
Augusto D'Amante

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top