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Insidious 3 – L’inizio: Niente paura

Insidious 3 – L’inizio: Niente paura

In sala dal 3 giugno il terzo capitolo della saga demoniaca nata dalla mente di James Wan e Leigh Whannell, che questa volta si cimenta nella regia al posto del sodale Wan. Un passaggio di testimone che pesa sul risultato dell’intero film.

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Presenze demoniache, un oscuro ‘altrove’ che incombe sul mondo dei vivi, case infestate, una sensitiva alle prese per l’ennesima volta con un caso di possessione e poi un improbabile squadra di acchiappa fantasmi ed un’adolescente a cui toccherà in sorte d’essere la sfortunata posseduta.
Il terzo atto della saga di Insidious si presenta così, con tutti gli ingredienti di un teen horror ed una propensione agli stereotipi del genere priva di qualsiasi originale rielaborazione.
Insidious 3 – L’inizio, il prequel che porta lo spettatore alle origini della storia raccontata in Insidious e Oltre i confini del male: Insidious 2, molti anni prima della maledizione che colpisce la famiglia Lambert, si rivela un prodotto dozzinale dove il mondo immaginifico creato da Leigh Whannell e James Wan perde la forza visionaria che lo caratterizzava.
Forse un cambio di tono inevitabile visto il passaggio di testimone alla regia, abbandonata da Wan – per gli impegni sul set di Fast & Furious 7 – a favore dell’amico Whannell, compagno di viaggio sin da quel Saw – L’enigmista che li vide lavorare insieme per la prima volta, (Wan a dirigere e Whannell a scrivere).
Inutile la presenza di due nomi legati da anni al franchise e per la maggior parte degli appassionati identificabili con il mondo dell’horror a basso budget: Oren Peli e Jason Blum, gli stessi lanciati nel 2007 dal fenomeno Paranormal Activity, film costato 15 mila dollari e che alla fine ne incassò 108 milioni.
Insidious 3 – L’inizio dovrà inoltre fare a meno dei protagonisti dei capitoli precedenti, i coniugi Lambert interpretati da Patrick Wilson e Rose Byrne; un’assenza che costringerà l’intero focus della storia a spostarsi sull’unico elemento di congiunzione con i primi due episodi della serie: la medium Elise Rainier (Lin Shaye), ancora una volta alle prese con le profondità del regno dell’altrove, un universo parallelo al nostro dominato da presenze demoniache affamate di anime umane.
La differenza rispetto agli altri film della saga c’è e si sente soprattutto laddove lo spirito più autenticamente orrorifico-realistico fa spazio agli elementi dell’horror per teenagers con tanto di giovane protagonista prossima alla maturità, Quinn Brenner (Stefanie Scott), che ne passerà di tutti i colori, scaraventata qua e là dal demone di turno, “l’uomo che non respira”, che se ne impossessa nel momento in cui la sprovveduta cercherà un contatto con la madre morta.
Gli effetti speciali scarseggiano e si limitano a qualche infantile escamotage per far sobbalzare il pubblico dalla poltrona, mentre abbondano scricchiolii, rumori sinistri e lunghi corridoi infestati di anime inquiete che fanno appello alla tradizione più stereotipata del genere; l’altrove che incombe sul mondo reale ridotto ad un qualsiasi oscuro via vai di trapassati negli incubi del perseguitato del caso.

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Elisabetta Bartucca

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