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Tomorrowland – Il mondo di domani: Utopia portami via

Tomorrowland – Il mondo di domani: Utopia portami via

George Clooney, Hugh Laurie e Britt Robertson sono i protagonisti di questa favola sull’ottimismo ispirata da una delle attrazioni dei parchi di divertimento della Disney. Alla regia il Brad Bird degli Incredibili. In sala dal 21 maggio.

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Favola sull’ottimismo ma anche mezzo di autopromozione. Tomorrowland – Il mondo di domani divide la sua origine con una delle saghe cinematografiche più fortunate degli ultimi tempi, quella di Jack Sparrow e dei suoi Pirati dei caraibi. Si tratta infatti di film ispirati alle attrazioni dei parchi di divertimento della Disney e stavolta dietro al timone è stato messo Brad Bird, regista degli Incredibili della Pixar, qui alla sua seconda esperienza di film in live-action dopo aver diretto Tom Cruise in Mission Impossible: Protocollo fantasma.

Al centro della vicenda ci sono la giovane Casey (Britt Robertson), sognatrice in un mondo che sembra irrimediabilmente destinato allo sfascio, e Frank (George Clooney), scienziato disilluso e ridotto allo stato di eremita, che dovranno battersi per il futuro della Terra la cui salvezza sembra trovarsi nella misteriosa Tomorrowland, utopia controllata dal governatore Nix (Hugh Laurie).

Peana all’ottimismo e alla forza di chi combatte senza arrendersi per rendere il mondo un posto migliore, la sceneggiatura firmata da Bird e dal creatore di Lost, Damon Lindelof, ci propina una versione edulcorata dei temi trattati solo qualche mese fa dal film Interstellar. Il pathos drammatico e le atmosfere cupe della pellicola di Christopher Nolan lasciano però il posto a un intreccio pensato per un pubblico d’età decisamente inferiore, come testimonia la capacità di molti personaggi, specie i più piccoli, di rialzarsi in piedi dopo botte, capitomboli e schianti di varia natura ortopedica.

Da questo bailamme cartoonesco emergono comunque genuini momenti di divertimento e sense of wonder, a cominciare dalla scena della Tour Eiffel, seppure il senso del posticcio e la natura commerciale dell’operazione sembrino sempre in agguato dietro ogni angolo. Né contribuiscono a dare atmosfera le musiche del compositore da Oscar Michael Giacchino, qui stranamente anonimo, o le interpretazioni di un cast di buon livello che si limita però al minimo sindacale.

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Marcello Lembo

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