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Cannes 2015: E’ il giorno di Inside Out. Pixar sulla Croisette

Cannes 2015: E’ il giorno di Inside Out. Pixar sulla Croisette

Un’ondata di freschezza invade il Festival, e ancora una volta la Pixar conquista tutti (gli adulti?). Nelle sale italiane dal 16 settembre, distribuito da The Walt Disney Company.

Tutto il mondo, almeno quello degli appassionati della Pixar, lo ha atteso a lungo. Le premesse di Inside Out d’altronde parlavano da sole: descrivere le emozioni di una bambina e la sua crescita attraverso quelle era una sfida che se aveva stimolato Pete Docter & Co. adesso incuriosiva e intrigava. Dal Fuori Concorso del Festival di Cannes, finalmente, abbiamo la risposta, ed è di quelle che si fanno ricordare. A lungo.

L’equilibrio nella narrazione tra i due piani, l’Inside (la testa della nostra protagonista) e l’Out (tutto quello che le accade nella vita reale), non è la principale preoccupazione dei nostri demiurghi, ma è ovvio che in un film del genere lo sguardo si concentri sulle interazioni tra Gioia, Tristezza, Disgusto, Paura e Rabbia, i veri eroi di una storia tanto semplice ed universale. Come da migliore tradizione degli Studios. Abituati da sempre a sfornare capolavori proprio raccontandoci la semplicità delle nostre vite, seppur incorniciata di eccezionale.

L’album di famiglia di Riley, in questo senso, non fa eccezione. La vediamo nascere, crescere, ridere, accumulare splendidi momenti con i suoi genitori, tutti ricordi che scopriamo essere immagazzinati in una sorta di videoteca dalla quale poter attingere alla bisogna, per superare un momento triste o per creare i vari aspetti della personalità. Isole, nella fantasia dei geni della Pixar, sorrette da solidi pilastri e dedicate a famiglia, hockey, amicizia… le certezze della vita, diverse per ciascuno.

Ma ogni certezza tale non è: è una lezione che si impara crescendo. E la scoperta di una verità tanto amara e indispensabile al tempo stesso è proprio quella che vediamo messa in scena, in una maniera unica. Attraverso i conflitti che accadono all’intero della mente di una bambina di 11 anni. Attraverso gli scontri e le differenti interazioni delle cinque emozioni presentate inizialmente. Attraverso il loro sfruttare variamente le possibilità che il nostro cervello, la nostra memoria offrono. Come in un film. Come sulla plancia di comando dell’Enterprise. In pieno allarme rosso, quando vengono a mancare Gioia e Tristezza, impegnate in una delicata missione di recupero nel mezzo del labirintico archivio della coscienza di Riley e dei suoi ricordi, tra i pericoli del ‘pensiero astratto’ e della ‘discarica’ dell’oblio.

Una missione gestita visivamente, al solito, come solo dalle parti di Emeryville sanno fare. D’altronde un lavoro di cinque anni non poteva non regalarci delle trovate geniali (le memorie ‘touch’ sono un segno dei tempi) o una serie di personaggi di contorno in grado di non sfigurare alla Monster Inc.; per non parlare della strutturazione ‘topografica’ di ciò che accade nella nostra mente e di come questa sia organizzata logisticamente e operativamente.

Ma lasciare una bambina in balia di disgusto, rabbia e paura – nel bel mezzo di un momento chiave della sua vita sociale – equivale a farle vivere una fase di crescita emblematica. Una di quelle che i genitori non capisco, una di quelle che si sente di dover affrontare da soli. Tra senso di colpa e desiderio di annullamento, tra omologazione e unicità. E il dramma è dietro l’angolo. Ma solo sullo schermo, ché dal nostro punto di visione lo spettacolo è assicurato e lo sviluppo di una personalità (più) adulta e l’acquisizione di una nuova consapevolezza, tanto da parte della protagonista umana quando da quella delle sue ‘voci interiori’, è una scoperta continua che non potrà non trascinare ed emozionare lo spettatore.

Non siamo al livello di capolavori come Up e WallE, ma sicuramente questo è il titolo che rilancia alla grande gli Studios prima del trittico The Good Dinosaur, Alla ricerca di Dory e Toy Story 4. Stanti le perplessità su quanto un pubblico di giovanissimi possa apprezzare i livelli meno ‘colorati e sulla gestione della parte conclusiva del secondo (troppo prolungata) e del terzo atto (nel quale forse un tocco di didascalismo per una volta non avrebbe guastato per rendere maggiormente chiari certi concetti, come le emozioni complesse), sicuramente in pochi hanno saputo raccontare così bene il passaggio dall’infanzia all’adolescenza. E farci desiderare di sapere cosa accade nella testa altrui, come d’altronde gli imperdibili titoli di coda – parzialmente – ci mostrano…

Mattia Pasquini

About the author
Mattia Pasquini
Nascere subito dopo la fine dei "favolosi anni '60" e ritrovarsi battezzati dallo scioglimento dei Beatles e dalla sconfitta messicana nella finale di Coppa del mondo avrebbe potuto segnarlo (e non è detto che non sia successo), ma ogni storia deve avere un inizio. L'infanzia in pieni anni di piombo e la teenage, passata ad attraversare gli edonistici anni '80, mettono i semi di una instabilità che fortunosamente trova sfoghi intellettuali e creativi (altrimenti oggi avrebbe rubato la scena all'incontrastato Lecter) e lo tiene in equilibrio sul crinale tra scienza e umanismo. Matematica e comparatistica lo accompagnano verso l'esito più imprevedibile, che ancora oggi lo trova attivo e lo porta su queste 'pagine': il cinema. Una scusa (una passione, una professione) che lo porta a girare le sale di mezza Europa e non solo e ad invadere etere e web sin dal 1996 con scritti, discettazioni e cortometraggi animati grazie a 15 anni di 35mm.it e non solo. Scienziato mancato, scrittore mancato, dottore mancato, cuoco mancato, polemista mancato, spagnolo mancato. Manca niente? La scusa è "genio e sregolatezza", la realtà... è quello che vi aspetta.

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