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Mad Max – Fury Road: La ballata del sopravvissuto

Mad Max – Fury Road: La ballata del sopravvissuto

Il guerriero della strada creato da George Miller torna in sala a 30 anni dall’ultima avventura, stavolta con la faccia di Tom Hardy, ed è il solito turbinio di inseguimenti e azione sullo sfondo di un deserto post-atomico.

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Max è tornato ed è sempre pazzo. A 36 anni dalla prima avventura (Interceptor del 1979), a 30 anni dall’ultima escursione in sala (Mad Max oltre la sfera del tuono del 1985), a 7 anni dall’inizio della lavorazione arriva finalmente al cinema Mad Max: Fury Road, quarto film dedicato al personaggio, che per questa rentrée non ha più i lineamenti del 59enne Mel Gibson, ma quelli del 38enne Tom Hardy.

Cambia l’interprete ma non l’occhio dietro la macchina da presa, che è quello dell’australiano George Miller, che in questi 30 anni ha preferito occuparsi di progetti di tutt’altro tenore, da Babe Maialino Coraggioso ai cartoon di Happy Feet. Non basta però un’ultima parte di carriera dedicata ai più piccoli a dimenticare le atmosfere del nuovo medioevo, l’afa del deserto post-atomico e l’eterna e impossibile lotta di chi coltiva ancora la speranza in un mondo dominato dalla follia.

Ed è sempre questo il binario su cui si muove la locomotiva impazzita di Fury Road, che ci racconta del guerriero solitario Max, sorta di ronin del futuro tormentato dai fantasmi del passato, che al fianco della letale e monca Furiosa (Charlize Theron) stavolta decide di prendere le parti di un gruppo di damigelle in pericolo, inseguite dal tiranno Immortan Joe (Hugh Keays-Byrne) che guida un serraglio di fanatici e kamikaze allo sprone di tamburi battenti e al suono di chitarre lanciafiamme.

E così Miller e i suoi co-sceneggiatori, Brendan McCarthy e Nico Lathouris, ci prendono per mano e ci accompagnano in un viaggio allucinogeno, in un mondo drogato di adrenalina e ottani. Contagioso e coerente nella sua insensatezza la trama del film ha il coraggio di accontentarsi di un canovaccio già visto in cento western e in mille action, e di lasciarsi andare in una folle corsa dove ogni parola è zavorra, dove ogni nome è solo un momento sprecato in una pausa per riprendere il fiato. Tra nemici deformi fisicamente e mentalmente, guerrieri cancerosi, bande di amazzoni in motocicletta e gli splendidi mosaici a motore creati dal designer Colin Gibson l’immaginario è vivido come il rosso acceso del deserto della Namibia dove in ogni canyon scatta una trappola, dove le dune più lontane nascondono un’oasi che si rivela quasi sempre un miraggio.

In tutto questo Tom Hardy ha la personalità dell’icona, dà corpo e fisicità all’eroe inquieto e taciturno, e solo i fan più oltranzisti rimpiangeranno Gibson. Charlize Theron dal canto suo non è da meno. Lascia ad altre il ruolo della bella in quanto tale, si rasa i capelli manco fosse Sigourney Weaver in Alien3 e si cala in una parte da dura. Buono l’apporto anche di Nicholas Hoult, rising star di Warm Bodies e X-Men che incarna un fanatico che cerca nella follia o nell’amore il senso di una vita giunta al termine.

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Marcello Lembo

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