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Calvario: Le stazioni di una via crucis

Calvario: Le stazioni di una via crucis

Arriva in sala dal 14 maggio il secondo lungometraggio di John Michael McDonagh, regista inglese di origini irlandesi che firma anche la sceneggiatura.

3stelle

La disperazione spirituale di un uomo, il rapporto con i propri simili e l’intento di portar loro speranza svelandone i lati più oscuri ed ostili. Così Calvario di John Michael McDonagh mette in scena il ritratto di un’umanità perversa, cinica e laida, colta nel suo più profondo disprezzo nei confronti della fede e dei valori cristiani. L’impianto narrativo del film – a cui fa da sfondo la bellezza della gelida e selvaggia Irlanda, – è fondato sul lento succedersi di lunghi dialoghi, conversazioni pacate, comiche, violente o filosofiche che il protagonista intrattiene con i personaggi della comunità al ritmo incessante di una via crucis, dove ogni incontro rappresenta una stazione del calvario.

Padre James (Breendan Gleeson) è il parroco di uno sperduto villaggio dell’Irlanda occidentale. Durante una confessione viene minacciato di morte da un misterioso individuo che vorrebbe ucciderlo per vendicarsi di abusi sessuali subiti da un prete durante l’infanzia. “Non ha senso uccidere un prete cattivo. Ucciderò te perché sei innocente come lo ero io. Uccidere un prete di domenica sarà bellissimo”. Padre James ha una settimana di tempo per scoprire chi fra i suoi parrocchiani è l’autore del malvagio proposito.

La storia di Calvario presenta l’impianto drammaturgico del thriller tradizionale, ma non è costruita sulla domanda canonica “chi è stato?” bensì attorno ad un inquietante “chi sarà?”. Un meccanismo che, secondo le parole dello stesso McDonagh, farebbe dichiaratamente riferimento a Io confesso di Alfred Hitchcock e alle cinque fasi del lutto (negazione – rabbia – patteggiamento – depressione – accettazione), dal modello della psichiatra Elisabeth Kübler-Ross.
Tuttavia la scrittura non rispetta i dettami del genere:  Calvario è una crime-story, ma priva del fascino di cattivi e anti-eroi; il protagonista è un uomo virtuoso che lotta per far risorgere i valori umani e spirituali dalle ceneri di una comunità totalmente degenerata.
Attraverso la sua sfilata di personaggi corrotti, volgari e ipocriti il film restituisce il ritratto crudo e impietoso di una società che insieme alla fede in Dio ha perduto ogni valore spirituale. Sebbene la storia si muova attorno alla ricerca di un assassino materiale, le scoperte di padre James rivelano un’intera comunità complice e colpevole di un delitto che si consuma pienamente nel calvario di un uomo incapace di redimere i propri simili e che non ha altre armi per difendersi oltre a quelle della speranza e della parola.

Sebbene aggredito e mascherato dall’umorismo, attraverso la satira e la dissacrazione, protagonista del film è un cinismo senza via d’uscita, che si declina in speculazioni esistenziali e filosofiche condite da uno humour dissacrante e cupo, tipicamente britannico. “Non disperare, uno dei due ladroni fu salvato. Non illuderti, uno dei due ladroni fu dannato”, è il verso di Sant’Agostino con cui si apre Calvario ma, alla fine, la storia mostra il volto della tragedia e alle porte dell’inferno abbandona ogni speranza terrena e ogni possibilità di redenzione; il sacrificio del novello Cristo si rinnova ma è reso vano da un’umanità annientata dal materialismo. “Agnello di Dio che togli i peccati del mondo” da preghiera e consolazione si trasforma in una terribile e atroce beffa.

Gisella Rotiroti

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La redazione

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