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Camilla Diana: dai fratelli Taviani al teatro. E ora sul set con Kim Rossi Stuart

Camilla Diana: dai fratelli Taviani al teatro. E ora sul set con Kim Rossi Stuart

Nella piccola sala del Teatro Studio Uno di Torpignattara a Roma, va in scena, fino al 10 maggio, Il Giuramento, adattamento teatrale del piccolo caso letterario L’uomo seme di Violette Ailhaud, scritto e diretto da Gaia Adducchio e intepretato da Camilla Diana. La giovane attrice, attualmente impegnata sul set del prossimo film di Kim Rossi Stuart, Il centro del mondo, si mette alla prova con un monologo non facile, in cui il tema del dolore è portante.

Provenza 1852:  a soli 17 anni Violette diventa suo malgrado testimone della deportazione e dell’uccisione di tutti gli uomini del suo paese da parte delle truppe dell’Imperatore Napoleone III. Le donne del villaggio, rimaste sole, siglano un patto, un giuramento: il primo maschio ad apparire nel villaggio, diventerà il compagno di tutte. Poi un giorno, dalla vallata, compare un uomo.
Camilla Diana racconta questa storia senza un attimo di esitazione, affronta il dolore non solo di Violette, ma di tutte le donne del villaggio: le sue parole danno voce non a un’unica donna, ma a tante altre. Il senso di comunità e comunione viene fuori prepotente, tanto da considerare l’uomo come strumento, seme, poi come forza lavoro e solo alla fine come compagnia.
Il Giuramento è anche uno spettacolo fisico, l’attrice costruisce infatti le scene non solo con la parola ma anche con i gesti: lava, stende, stira, culla, spazza, riassetta.
Il palcoscenico del Teatro Studio Uno di Roma è diventata così l’occasione per conoscere meglio Camilla, con lei abbiamo parlato di teatro e del suo lavoro di attrice, ripercorrendo i suoi ultimi set: dal cinema, Meraviglioso Boccaccio con i fratelli Taviani, alla fiction con Virna Lisi (Caterina e  le sue figlie 2).

Quanto è attuale un testo come quello che porti in scena?
‘L’uomo seme’ gira tutto intorno al concetto di comunità, in questo caso, appunto, una comunità di donne che si ritrova senza uomini, e decide di andare avanti unendo le proprie forze. Ecco, credo che oggi manchi questo concetto di unione di intenti, di condivisione, di comunità.
Il loro giuramento nasce dal dolore di queste donne per i mariti o compagni persi, per i figli che non vedranno mai più, ma anche per la paura di non poter più generare: qualora fosse arrivato un uomo nel villaggio, sarebbe stato condiviso tra tutte. Mi piace pensare che questo testo possa farci riflettere sul concetto di comunità, così da mettere da parte l’individualismo e da far sentire le persone più unite tra loro. E quando parla di sentimenti e di amore diventa attuale. Per loro quest’uomo è uno strumento. Nel testo si legge: “Il primo obiettivo sarebbe stato il suo seme, poi le sue braccia, infine la sua compagnia. Il suo amore, mai“. Anche se il sentimento ad un certo punto arriva e tutte, soprattutto la protagonista, dovranno farci i conti.

Cosa ti ha spinto ad accettare il ruolo e come hai affrontato il monologo?
Per un attore recitare un monologo è sempre una grande sfida. Una delle motivazioni per cui ho accettato è anche questa, quella di mettermi alla prova. E poi quando Gaia me l’ha proposto, sono rimasta molto colpita dalle parole di Violette, dalla storia e da come veniva raccontato il dolore non solo di una donna, ma di una comunità. Mi sono sentita molto vicina a queste donne e a Violette, quindi ho deciso di immergermi nella storia e raccontarla al teatro. E grazie anche a tutta l’equipe, sono riuscita a fare un buon lavoro per prepararmi.

Nel tuo privato sei letteralmente circondata di teatro. Sei figlia d’arte e anche i tuoi fratelli sono attori. Come hai vissuto il tuo rapporto con questo mondo?
Sì, respiro teatro da quando ero piccolissima. Anche altri membri della famiglia lavorano nel settore e quello dell’attrice è un lavoro che mi piace tantissimo. Non ho mai avuto un rapporto conflittuale con il teatro o con il cinema, anzi. Sono una persona molto curiosa, che ha sempre voglia di fare cose nuove e questo lavoro me lo permette: mi consente di essere tante persone diverse.

Al cinema hai avuto modo di lavorare con i fratelli Taviani in Meraviglioso Boccaccio. Com’è andata?
I fratelli Taviani sono dei perfezionisti assoluti e lavorare con loro è stato davvero formativo. Ti riprendono se ti muovi in maniera sbagliata e ti fanno rigirare la scena. Sono dei grandissimi professionisti. Un giorno vennero sul set con dei monologhi che avevano scritto durante la notte per ciascuno dei personaggi. Volevano che li recitassimo in una scena del film per creare una situazione di caos assoluta. La scena è molto breve, ma è stato davvero divertente girarla.

In Caterina e le sue figlie 2  hai avuto il privilegio di lavorare con Virna Lisi. Che ricordo hai?
Fantastico. Una donna molto elegante e una grande attrice. Me la ricordo seduta sulla poltrona mentre facevamo una pausa tra una scena e l’altra e aveva un’aria da gran signora. Ti osservava con questo sguardo che era austero, ma allo stesso tempo delicato e gentile. Con lei sul set, si creò un bellissimo rapporto e conservo un ricordo davvero piacevole.

Al momento sei impegnata nelle riprese del prossimo film di Kim Rossi Stuart. 
Una bellissima esperienza, molto formativa. Stiamo girando da qualche settimana e il soggetto, scritto da Kim, è davvero molto bello. Ma per ora non posso dire molto.

Con chi ti piacerebbe lavorare?
In futuro vorrei approfondire di più un certo discorso sulla danza, visto che la mia espressione principale è quella, e magari realizzare delle coreografie. E mi piacerebbe tantissimo poter lavorare con Roberto Benigni.

 

Fotografia di Pina Mastropietro

About the author
Augusto D'Amante

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