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Cento anni di Orson Welles

Cento anni di Orson Welles

Era il 30 ottobre 1938, la notte di Halloween era alle porte e sulle frequenze radio della NBC andava in onda lo spettacolo del ventriloquo Edgar Bergen, accompagnato dalla sua marionetta Charlie McCarthy. In Europa si iniziava a respirare l’odore marcio della guerra che sarebbe iniziata da lì ad un anno, mentre negli USA, dopo gli anni bui della Grande Depressione, l’evasione era la parola d’ordine e per fortuna la radio aiutava. Ma il grande potere di un mass-media come questo non era ancora del tutto palese. Sono stati proprio gli anni Trenta, con l’affermarsi dei suoi regimi totalitari, e l’avvento della Seconda Guerra Mondiale, a fare della radio un mezzo di comunicazione di massa davvero potente. Negli USA a scoprirne la potenza, involontariamente, fu Orson Welles.

Mentre Edgar e Charlie si esibivano nel loro spettacolo sempre molto seguito, sulla CBS andava in onda l’adattamento radiofonico di La Guerra dei Mondi, romanzo scritto da H. G. Wells. A Welles non piaceva quell’adattamento e decise di fare di testa propria: non doveva essere come tutti gli altri andati in onda nelle settimane precedenti, questo doveva essere diverso. E così, approfittando dello stacchetto musicale che Bergen mandava in onda ad un certo punto del suo show (e Welles conosceva benissimo il momento esatto in cui ciò avveniva) e che faceva cambiare stazione agli ascoltatori, il giovane Orson Welles manda in onda la telecronaca più agghiacciante della storia: gli alieni avevano invaso Grovers Mills in New Jersey e non erano affatto venuti in pace. “Per quello che ho fatto sarei dovuto andare in galera, – ha detto più volte Wellesma al contrario, sono finito ad Hollywood“.

La Guerra dei Mondi provocò il panico più totale negli spettatori, fece capire il potere della radio e, si, provocò la fortuna di Orson Welles, che si aggiudicò un contratto con la RKO per realizzare tre film a Hollywood. Nato in Wisconsin esattamente 100 anni fa, Orson Welles da bambino ricevette in dono una lanterna magica e un teatrino di marionette: lo studio della messa in scena iniziò subito e lo portò a realizzare quello che in molti definiscono il suo capolavoro, Citizen Kane. L’importanza di questo film nella storia del cinema sta non tanto nella storia narrata, ma nel come questa storia viene presentata. Welles si ribella al cinema delle origini, quello di Griffith e di Nascita di una nazione (che sta al cinema statunitense come la Divina Commedia sta alla letteratura italiana), e rifonda totalmente le tecniche della ripresa cinematografica. Non solo, il concetto di tempo viene a mancare, la linearità non esiste più: il flashback, il punto di vista, il flash forward sono tutti concentrati in un unico film. Ma Citizen Kane non fu un successo, anzi, causò addirittura il fallimento della RKO. Quando uscì il film fu boicottato dalle industrie editoriali Hearst, che consideravano la pellicola ispirata alla vita del loro presidente.

E non mancarono altri insuccessi e tanti progetti incompiuti, come il Don Chisciotte, nella vita del poliedrico artista. E il suo caratteraccio, abituato anche bollare le persone a lui vicine con epiteti non proprio carini, trasformarono Welles in un’icona, ricevendo anche il favore di molti suoi colleghi (Marlene Dietrich affermò che si sentiva come “una pianta dopo che l’hanno innaffiata” quando parlava con lui). Per un periodo abbandona Hollywood, nei confronti della quale Welles ha provato un vero Odi et Amo catulliano, e viene a lavorare in Europa, dove porta al cinema Shakespeare con i suoi Macbeth, Otello e, qualche anno dopo, Falstaff. Muore il 10 ottobre 1985 a causa di un attacco cardiaco, dovuto alla sua obesità, che negli ultimi anni era notevolmente aumentata.

Per celebrare questo anniversario importante, oltre all’omaggio che il Festival di Cannes renderà a Welles nella sezione Cannes Classic, dove saranno proiettati Quarto Potere, La Signora di Shangai e Il terzo uomo in versione restaurata, a Bologna, la Cineteca, organizzerà, durante il festival Il Cinema Ritrovato, una retrospettiva sul regista: a Piazza Maggiore, dalla seconda metà di luglio, saranno proiettati tutti i suoi capolavori. A Roma, la Cineteca Nazionale festeggerà l’anniversario della nascita del regista ricordando anche Ciro Giorgini, critico cinematografico e grande appassionato di Welles recentemente scomparso, nella manifestazione “Too much…Ciro“: il 6 maggio, presso la Sala Trevi, saranno proiettati, in versione restaurata il Macbeth e l’Otello di Welles, insieme al documentario Roma la città di Orson Welles ideato dallo stesso Giorgini.

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Augusto D'Amante

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