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Elizabeth Banks: debutto da regista con “Pitch Perfect 2”

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Nel 2012 in pieno fenomeno Glee, riuscì a imporsi al box office statunitense con 65 milioni di dollari diventando un caso; tre anni dopo, Voices (in Italia Pitch Perfect) si impone anche al pubblico italico grazie al sequel Pitch Pefect 2 (al cinema dal 28 maggio), che restituisce a quel primo capitolo passato quasi in sordina nelle sale del Bel Paese, l’attenzione dovuta.
Rimane identica la squadra di sceneggiatori, Kay Cannon e Mickey Rapkin, e anche Anna Kendrick, Rebel Wilson, Brittany Snow, Alexis Knapp e Hana Mae Lee riprendono i volti delle protagoniste, le Barden Bellas, il gruppo femminile di canto a cappella, vincitore nel primo episodio del campionato nazionale e che in questa seconda avventura punterà addirittura a essere il primo coro americano a trionfare ai campionati del mondo.
Passaggio di testimone invece alla regia. A raccogliere l’eredità di Jason Moore ci pensa Elizabeth Banks, già protagonista e produttrice di Voices, e qui al sua debutto dietro la macchina da presa.
L’attrice che in molti ricorderanno nel ruolo di Betty Brant nella saga di Spider-Man targata Sam Raimi, corona così un sogno che da sempre sperava di realizzare. “Ho prodotto il primo film e sono stata molto coinvolta dal progetto, quindi mi è venuto quasi naturale passare alla regia di questo secondo. Se ci sono riuscita, forse vuol dire che posso farne altri”, ha raccontato in occasione della presentazione italiana del film.

Vi aspettavate un successo simile da Pitch Perfect?
Non avevamo grandi aspettative e solo in seguito ci siamo resi conto dell’entusiasmo con cui era stato accolto quel primo capitolo. Inizialmente volevamo solo fare un film
che portasse sullo schermo una grande varietà di persone e unicità diverse, con un punto in comune: cantare a cappella. Il pubblico ha avuto la possibilità di affezionarsi ai personaggi e così è arrivato il successo.

Questa volta dirige. Come è andata?
Mi sono divertita moltissimo, mi è piaciuto lo spirito di collaborazione con gli attori e la troupe, e soprattutto la possibilità di mettere a fuoco i talenti di queste donne. Raccontiamo una storia divertente, ma con un grande cuore.

Il fenomeno pop dominante dell’ultimo periodo ha affossato tutti i vari generi. Pensa che l’unica possibilità di sopravvivenza per il canto a cappella sia quella di inserirsi in canzoni pop?
Il canto a cappella è una forma di arte straordinaria e pur essendo molto antica si evolve di continuo; il fatto che rimanga fresca e interessante è proprio dovuto al suo ingresso nella musica pop. Per questo abbiamo cercato di far vedere come sia possibile per questa forma d’arte esprimersi in una grande varietà di generi.

Il film ha uno spirito prettamente femminile. È stata lei a dargli questa impronta?
Io stessa all’Università facevo parte di un gruppo, le ‘Sorority’; fu un’esperienza straordinaria e proprio il modo in cui mi sono relazionata e ho continuato ad avere legami di amicizia con le donne che ho conosciuto all’epoca, mi ha motivato a sottolineare questo senso di appartenenza al gruppo in un momento dell’esistenza in cui si arriva a decidere cosa fare della propria vita. Ho cercato così di catturare questo senso di squadra, la volontà di continuare insieme verso il futuro, e anche di lasciare un’eredità.
Come le protagoniste del film raccolgono l’eredità dalle Bellas precedenti, anche io ho raccolto l’eredità delle registe donna prima di me. E spero di poter ispirare altre donne ad andare dietro la macchina da presa.

È stata diretta da Guy Ritchie nel remake di “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” di Lina Wertmuller. Ha mai visto quel film? Cosa conosce del cinema italiano?
L’ho visto e l’ho trovato straordinario, travolgente, ma non conosco molto il cinema italiano e qualsiasi cosa possa dire potrebbe risultare deludente.

Pensa di continuare a fare la regista?
Mi sento parte di questa tradizione di registe donna e spero di continuare.

Come è riuscita a tenere a bada l’esuberanza comica di Rebel Wilson?
Amo far ridere la gente, mi viene naturale e questa voglia di comicità è quasi contagiosa; sul set ho cercato di creare un ambiente molto aperto e disponibile anche all’improvvisazione e Rebel Wilson da questo punto di vista è un esempio eccellente. Essere riuscita a mettere insieme un gruppo di persone così diverse tra di loro ha reso tutto divertente; la vita stessa lo è, altrimenti dovremmo piangere dalla mattina alla sera.

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Elisabetta Bartucca

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