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Adaline – L’eterna giovinezza: Bella e ‘d’annata’

Adaline – L’eterna giovinezza: Bella e ‘d’annata’

La Gossip Girl televisiva Blake Lively torna al cinema per una storia d’amore vissuta tra le epoche diretta da Lee Toland Krieger. Dal 23 aprile in sala.

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Un vita vissuta attraverso la storia di un secolo e oltre, una fuga dalla realtà e dagli affetti nel nome di una sorta d’incantesimo vissuto come una maledizione. Torna al cinema Blake Lively, l’attrice nata in tv grazie al serial Gossip Girl ma poi apprezzata anche in The Town di Ben Affleck e Le Belve di Oliver Stone e torna con Adaline – L’eterna giovinezza, un romance dalle tinte fantastiche che la vede per la prima volta indiscussa protagonista.

Il film, diretto dal Lee Toland Krieger della commedia Separati innamorati, narra le vicende di Adaline, nata verso l’inizio del secolo scorso, condannata da un incidente a non invecchiare oltre i 29 anni e ci porta in una moderna New York dove, nel timore che il suo segreto venga scoperto, la protagonista vive un esilio autoimposto, interrotto solo per le saltuarie visite a una figlia ormai anziana. Almeno finché un giorno, l’incontro con un affascinante filantropo non la scuoterà da una paura che col tempo si era trasformata in torpore.

La sceneggiatura, firmata da J.Mills Goodloe e Salvador Paskowitz, alterna quindi le schermaglie amorose tra la Lively e il Michiel Huisman di Game of Thrones, ad alcuni spezzoni del passato di Adaline, cercando di ricostruire il mosaico delle sue esperienze, spiegandone quindi le decisioni. Dal canto suo, va detto, Blake Lively è la perfetta incarnazione del personaggio, con quel viso radioso, la dizione impostata e la gestualità affettata da nobildonna, anche se non è dato sapere se questa immedisimazione totale sia frutto del suo talento o solo di un’illuminata scelta di casting. Krieger invece ha un grande merito, quello di prendere una trama esile e ricca di insidie e di riuscire a tenere a freno il desiderio di grandiosità e magniloquenza tipico delle produzioni hollywoodiane, confezionando con cura il prodotto affidandosi al prezioso supporto di David Lanzenberg, Claude Pare e Angus Strathie, rispettivamente direttore della fotografia, scenografo e costumista.

Il risultato è un film compito, recitato discretamente (grazie anche all’apporto dei due veterani Harrison Ford ed Ellen Burstyn) che però ha il grave difetto di accontentarsi forse troppo della bellezza dei suoi protagonisti e di non voler mai intaccare davvero la superficie dei suoi personaggi per evitare che il dramma, da amoroso, diventi psicologico.

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Marcello Lembo

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