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Bif&st 2015: Micaela Ramazzotti, barbarica Crudelia De Mon

Bif&st 2015: Micaela Ramazzotti, barbarica Crudelia De Mon

Cattiva, cinica, truccatissima e spietata. Strizzata in tailleur che ricordano Crudelia De Mon, compassata nell’incedere, anaffettiva nei rapporti con gli altri, glaciale come un “sofficino surgelato”, nerissima, scorretta all’occorrenza e determinata: “un traguardo conquistato faticosamente”, dirà nel corso del film. Micaela Ramazzotti si presenta così al Bif&st 2015, nel ruolo inedito dell’eroina vendicativa, dopo le tante donne rassicuranti interpretate fino ad ora: sono gli abiti di Anita , la crudele protagonista di Ho ucciso Napoleone (in sala dal 26 marzo), secondo film di Giorgia Farina, che in molti ricorderanno per il fortunato esordio Amiche da morire, .
Anita è una manager brillante, è gelida, single, intelligente, veloce, pratica. Il suo unico obiettivo? La carriera. Colleziona un successo dopo l’altro, incamera informazioni con la precisione di una computer, è scaltra, sveglia e non sbaglia un colpo. Almeno fino a quando non si ritrova incinta del suo capo (sposato con una moglie e due figlie) e licenziata. Da qui partirà la sua vendetta dagli esiti decisamente sorprendenti, complice il collega Biagio, un imbranato avvocato con il quale Anita si aprirà al mondo in una lenta riconquista dell’umanità perduta.

Un ruolo che “mi ha eccitata da impazzire”, racconta la Ramazzotti. “Ho sempre interpretato donne disponibili e accomodanti al mondo maschile, questa volta no. Mi sono lasciata andare fisicamente e mentalmente al mondo di Anita, un mondo visivo e narrativo completamente nuovo per me, che mi ha fatto pensare alle dark comedy americane o a certi film alla Tarantino”.
Già, perché Ho ucciso Napoleone è irriverente e pulp, feroce e comico, coerente almeno nella sua prima parte, con un gruppo di attori perfettamente in parte e nei panni di personaggi doppi, che non sono ciò che potrebbe sembrare ad un primo sguardo; improbabile invece la svolta thriller e il brusco cambio di registro che ne seguirà.
Come in Amiche da morire a farla da padrone dettandone ritmi e stile è l’universo femminile, un microcosmo di donne guerriere (Iaia Forte, Elena Sofia Ricci, Thony, Pamela Villoresi) costrette a tirar fuori grinta e unghie in una società ancorata a un retaggio maschilista e superficiale, che le vorrebbe o “completamente virtuose o totalmente fallimentari”. E chissà che in fondo Anita stessa non sia il frutto di queste storture. “Ho voluto rappresentare una donna artefice per la prima volta del proprio fallimento, – spiega la regista – ma che decide di rimboccarsi le maniche. E’ un personaggio contemporaneo in bilico tra chiaro e scuro”. Barbarico e vendicativo più di un uomo, se è vero come diceva Nietzsche che “nella vendetta e nell’amore la donna è più barbarica dell’uomo”.

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Elisabetta Bartucca

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