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Marco Pontecorvo apre il Bif&st tra Mattei e incursioni manga

Marco Pontecorvo apre il Bif&st tra Mattei e incursioni manga

Quando sale sul palco del Petruzzelli per presentare Tempo instabile con probabili schiarite, che trova nel pubblico del Bif&st la sua prima platea, Marco Pontecorvo si commuove; la voce spezzata dal ricordo doveroso di Francesco Rosi a cui il regista di Pa-ra-da ha deciso di dedicare il suo secondo film, che inaugura la sesta edizione del Bari International Film Festival e che sarà distribuito nelle sale italiane in 120 copie dal 2 aprile.
Con lui Marco, figlio di Gillo Pontecorvo, aveva lavorato come direttore della fotografia sul set de La tregua oltre ad essergli grande amico. Un tributo che attraversa l’intero film, infarcito di esplicite citazioni de Il caso Mattei. E non poteva essere diversamente in una commedia che parla di petrolio e conflitti generazionali in chiave surreale e a tratti fumettistica: originale infatti l’espediente di affiancare alla vicenda principale una storia quasi parallela, affidandola a delle animazioni manga.
La scoperta casuale dell’oro nero da parte di due uomini ‘qualunque’, Ermanno (Lillo) e Giacomo (Luca Zingaretti) nel paesino di Sant’Ugo al confine tra Marche ed Emilia, innesca un racconto dai risvolti politico sociali che se da un lato strizza l’occhio all’attualità dall’altra mette in campo tutte le sfumature della problematiche umane: dalla rottura di un’amicizia decennale alla disamina di una complicata relazione padre figlio (quella tra l’idealista Ermanno e il diciassettenne Tito, appassionato di manga).
Nel cast anche Carolina Crescentini, John Turturro e Lorenza Indovina.

Perché hai deciso di raccontare questa storia?
Marco Pontecorvo: L’attenzione alla dimensione sociale era presente anche nel mio lavoro precedente, che però era un dramma. Qui invece ho scelto di usare uno sguardo diverso, più ironico, anche se il tema di fondo è lo stesso: ancora una volta guardo alle problematiche umane ma lo faccio attraverso la metafora del petrolio e di quanto ti possa stregare. E proprio in questa dimensione dell’attenzione all’uomo e alle sue difficoltà nel vivere, trovo un tratto comune con Pa-ra-da .

Come siete entrati nel progetto?
Carolina Crescentini: Avevo letto la sceneggiatura già alcuni fa e mi era piaciuta sin da subito. Il film ha avuto una lunga genesi, sono passati quattro anni da allora.
Lo trovo terribilmente piacevole e intelligente e poi mi diverte molto il mio ruolo. Con Marco è così, sul set siamo tutti molto seri ma ci ricordiamo anche di giocare.
Luca Zingaretti: Ero l’ultimo arrivato, quando entrai nel progetto il cast era già tutto formato. Ero molto stanco perché venivo da un periodo di lavoro molto intenso e stressante, perciò all’inizio fui molto titubante; non sapevo quanto avrei potuto regalare al personaggio che Marco mi stava proponendo.
Giacomo è l’immagine dell’uomo qualunque che cerca di campare facendo bene il proprio mestiere, e in Italia come lui ce ne sono tanti. Mi mancava un ruolo così, quando incontrai Marco parlammo di tante cose ma non del film e alla fine riuscì a convincermi.
Ho sempre pensato che un film dipenda molto dal suo regista e dalla sua impronta, sia dal punto di vista artistico che di atmosfera sul set.

Ci racconti di questo incontro con Luca?
M. P.: Ci siamo messi a parlare di tutto tranne che del film, ma toccandone tutti i temi. Ci siamo trovati talmente bene che alla fine si convinse e per prima cosa gli chiesi di aprire con il finale, siamo partiti da lì, dalle conclusioni a cui arriva il suo personaggio. Non è stato facile!

I toni del film sono leggeri, da commedia, ma i temi trattati sono molto complessi e attuali. C’è ad esempio un riferimento al petrolio in Basilicata e continui ed espliciti rimandi a “Il caso Mattei”…
M. P.: Assolutamente sì. La storia è piena di riferimenti al film di Rosi, addirittura frasi intere tratte da “Il caso Mattei”, come quella che faccio pronunciare a Turturro (l’ingegner Lombelli) e che alla fine però ho dovuto tagliare.
Sono cresciuto dentro quei film e mi sembrava importante citarlo; l’ingegner Lombelli ad esempio rappresenta la rivalsa verso le grandi compagnie che hanno fatto fuori Mattei. È come se questa spina gli fosse rimasta in gola , così oltre a guidare i due poveretti come un manovratore Lambelli trova anche l’occasione per togliersi questa spina e “metterla nel sedere alle big companies” come dirà nel finale.

Nel film subisci il fascino di Turturro. E sul set?
C. C.: Turturro è un attore straordinario e certo, ho subito il suo fascino… ma sono stata serissima!

La scelta di questa incursione nel mondo dei manga?
M. P.: Uno dei temi del film sono le varie generazioni e per questo mentre ci lavoravamo siamo finiti al Lucca Film Festival e al Romics dove abbiamo scoperto un mondo nel quale del resto sono cresciuto anche io.
Ho pensato così che potesse essere la chiave di racconto del rapporto padre-figlio, lo sguardo surreale di Tito sulle vicende del padre. Mi sembrava un punto di vista diverso e più moderno rispetto al solito.

Quanto la provincia in cui hai girato e gli umori del posto hanno impregnato questa commedia?
M. P.: Tanto. Il film non poteva non svolgersi in un paesino e non poteva non essere una terra di sinistra; volevo girare in quella pancia dell’Italia dove stava cambiando tutto con le elezioni, la Lega…
Mi piaceva poi il contrasto tra l’austerità dei manga e il caldo della parlata pesarese. Era fondamentale per me ambientare tutto in un paesino perché una storia così non poteva essere raccontata in una grande città.

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Elisabetta Bartucca

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