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Blackhat: Quando il noir è 2.0

Blackhat: Quando il noir è 2.0

Michael Mann torna alla regia per raccontarci una storia all’insegna del cyber-crimine con Chris Hemsworth e Viola Davis. Dal 12 marzo in sala.

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Computer, malware, codici, hacker e le frontiere infinite e inesplorate della new wave criminale. Una manciata di parole mutuate per lo più dall’inglese per descrivere un aspetto poco noto del presente, per tracciare la mappa di quello che sarà il noir del futuro. Il Blackhat è un hacker privo dei connotati politici e anarcoidi che spesso accompagnano la definizione, è un cyber-criminale di alto livello, e ora è anche il titolo del nuovo film di Michael Mann che ci aiuta a capire quanto sia effettivamente alto il livello e quanto sia sottovalutato il problema della sicurezza elettronica.

La storia dell’hacker Hathaway (Chris Hemsworth) impegnato insieme a un esperto cinese (Wang Leehom) e a un’agente dell’Fbi (Viola Davis) a combattere la minaccia di un attacco informatico che prende di mira indifferentemente Wall Street o una centrale atomica, nasce nella fantasia di Mann e dello sceneggiatore Morgan Davis Foehl dall’esperienza di Stuxnet, il virus informatico che secondo un’inchiesta del New York Times fu sviluppato dai governi di Stati Uniti e Israele per sabotare il programma nucleare iraniano. A partire dall’episodio e grazie alla consulenza di alcuni hacker famosi il regista di Heat – La sfida e Insider ci apre le porte di un argomento di grande attualità e interesse e lo fa aggiornando ancora una volta l’estetica di un noir che proprio con Heat era stato uno degli ultimi a ridefinire.

In una cavalcata che porta lo spettatore da Los Angeles a Hong Kong e poi in Malesia e a Giakarta Mann non rinuncia infatti all’eleganza dell’immagine, grazie al lavoro splendido del direttore della fotografia Stuart Dryburgh (Lezioni di Piano), e all’utilizzo delle macchine digitali in una sperimentazione che ebbe il primo successo qualche anno addietro con Collateral. Atmosfere tanto sontuose unite all’attualità dell’argomento, all’ottima resa delle scene d’azione e alla buona alternanza dei colpi di scena permettono anche di perdonare i pochi difetti del film, forse un eccesso di minutaggio e uno sviluppo dei personaggi non troppo lontano dal canone.

Di buona intensità comunque la prova di Hemsworth, che si muove in sintonia con i due attori cinesi del fim, Wai Teng e la stella della musica Wang Leehom. Meno possibilità di mettersi in mostra invece per Viola Davis, reduce dalla nomination all’Oscar per The Help e dal successo televisivo nella serie Le regole del delitto perfetto.

Marcello Lembo

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