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Kingsman – Secret Service: James Bond per millennial

Kingsman – Secret Service: James Bond per millennial

Il 26 febbraio in sala il nuovo film di Matthew Vaughn con Colin Firth e Taron Egerton. Spassoso e sentito omaggio alle vecchie pellicole di 007 sempre tratto da un fumetto come i precedenti Kick-Ass e X-Men – L’inizio.

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Il suo nome è Vaughn, Matthew Vaughn. E a quattro anni da X-Men – L’inizio è tornato dietro la macchina da presa per un altro cinecomic, Kingsman: Secret Service. Ma non inganni l’ultima voce del curriculum perché questo nuovo film è molto più simile per vocazione al cult Kick-Ass, sempre diretto da Vaughn, sempre tratto da un fumetto, ma decisamente meno canonico dei più convenzionali supereroi mutanti.

Il fumetto originale, scritto da Mark Millar (lo stesso di Kick-Ass) e disegnato da Dave Gibbons (artista del leggendario Watchmen) prende l’immaginario dei vecchi film di 007, ci aggiunge un pizzico di grottesco e lo adatta agli standard dell’action moderno. Nel suo adattamento cinematografico Vaughn (con la co-sceneggiatrice di fiducia, Jane Goldman) ripete l’operazione, velandola anche di autoironia e di battute cinefile e tenendosi in equilibrio sul filo sottile che separa omaggio e parodia senza mai sforare in una demenzialità sfacciata. Ed ecco il giovane dei sobborghi, Eggsy (Taron Egerton) che, per intercessione del veterano Henry (Colin Firth), si ritrova catapultato tra le fila di un’agenzia di intelligence indipendente composta da gentiluomini moderni e impeccabili. Si accenna quindi al tema della divisione in classi sociali, ma ovviamente non ci troviamo di fronte solo a una My Fair Lady dei tempi moderni, perché l’opera di Vaughn è anche e soprattutto uno spassoso concentrato di azione, gadget esasperati, improbabili villain e complicatissimi piani per distruggere il mondo.

Un cocktail di 007 shakerato e non mescolato, ma filtrato da una sensibilità millennial fatta di lunghe sessioni alla Playstation e di pomeriggi passati a guardare i video di Mtv. E se Firth e Michael Caine sono il prototipo del compassato e curatissimo agente segreto, e se Egerton è un passabile borgataro d’oltremanica, nel cast non sfigura neanche un brillante Samuel Jackson nella parte di uno Steve Jobs cattivo e dalla “s” blesa, accompagnato da una guardia del corpo (Sofia Boutella) che combatte con una versione tagliente delle protesi alla Oscar Pistorius.

Il resto però ce lo mette Vaughn con il senso del ritmo e una regia briosa e moderna che richiama il collega di culto Guy Ritchie e regala tanto divertimento e qualche sequenza da antologia (la scena della chiesa e il finale esplosivo) mostrando fantasia anche nella direzione degli attori e in qualche improbabile product placement e limitando al minimo le cadute di stile. Piccola curiosità: il film segna anche il ritorno sulle scene per Mark Hamill, il Luke Skywalker di Guerre Stellari, che scalda i motori in vista del prossimo Episodio VII.

Marcello Lembo

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