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Winona Ryder, donna di un serial killer in The Iceman

Winona Ryder, donna di un serial killer in The Iceman

Un ruolo affascinante e diverso da interpretare per Winona Ryder che in The Iceman è Deborah Pellicotti, il primo e unico amore di uno dei più feroci serial killer d’America: Richard Kuklinski, che qui ha il volto di Michael Shannon. Il film arriva in sala il 5 febbraio, a quasi due anni dal passaggio alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia dove la Ryder ci raccontava così la sua esperienza sul set.

Bentornata Winona, e complimenti per il personaggio… Come ci sei arrivata?
Sono stata attratta dalla sua storia perché ho pensato che fosse una donna profondamente interessante e per me un ruolo diverso da interpretare. Infatti l’ho dovuto affrontare in modo diverso dal solito, non potendo fare alcuna ricerca sul personggio o su quello del protagonista, Kuklinski. Tutto ciò cui potevo avere accesso aveva a che fare con le descrizioni dei crimini. Il mio personaggio invece vive una situazione di profondo diniego, anche se forse consapevole.
Ho tolto tutte le pagine che era meglio che non conoscessi. Ho dovuto cancellarle. E se Deborah era davvero consapevole di quel che stesse accadendo, di certo non aveva mai accettato di riconoscerlo o esplorarlo per non doversi porre il problema di assumersene la responsabilità.
Ancora non so, e non sappiamo,quanto una persona cosi possa essere inconsapevole di vivere di denaro sporco. E’ un quesito che resta aperto anche per me.

In questa difficoltà di ricerca, avete contattato i veri familiari?
Tutto quanto mi è stato detto è che lei fosse irraggiungibile. Durante il processo anche lei era stata accusata di attività criminali, d’altronde teneva la pistola del marito in sua assenza. Ho pensato che sarebbe stato meglio per me non parlarle o cercarla: non so cosa mi avrebbe detto, sicuramente che non ne sapeva nulla. Anche perché è indubbiamente terribile per tutti parlare di una cosa del genere, soprattutto all’interno di un matrimonio durato tanto, anche per via delle bambine.
Sarebbe difficile ammettere di aver saputo e di aver vissuto tutta la vita con i proventi di quei crimini.
E’ stata la prima volta che non ho cercato la ‘benedizione’ dei personaggi che interpreto, almeno per quelli viventi, spesso invece cerco un contatto, mando una lettera, qualcosa… Stavolta è stata un’esperienza nuova anche per questo…

E per l’aver potuto lavorare con due attori di questo calibro…
Ho sempre voluto lavorare con Michael Shannon, indubbiamente anche questo mi ha attratto; questo, e l’ambiguità del ruolo stesso, perfetto per un attore, che deve recitare e fingersi diverso.
Con Michael non sai mai cosa succederà. La sua spontaneità è una esplosione imprevista, alla quale non puoi essere preparato. Ti afferra alla gola e ti catapulta nella scena. E’ una esperienza di grande generosità.
All’inizio questo mi preoccupava, perché sono sempre stata abituata a fare prove, ma per alcune scene – e in particolare quella in cucina – credo che questo approccio le abbia rese più profonde.
Per quanto riguarda Ray Liotta, invece, mi spiace non aver avuto scene con lui…

Cosa altro ti fa scegliere un ruolo oggi?
Credo di aver raggiunto un periodo della mia vita in cui voglio solo avere una vita serena; e se c’è un film che mi avvince tanto da farlo piuttosto che godermi il bello della mia vita, lo faccio. Si va verso ciò da cui si è attratti, altrimenti ho altre cose nella mia vita che amo fare.
Non sono una che vive solo per lavorare; sono periodi… Ora cerco di rimanere aperta ad altre cose.
Questa esperienza valeva la pena di essere vissuta, e quel che ho imparato qui resterà con me e farà parte del mio bagaglio di attrice per sempre.

About the author
Mattia Pasquini
Nascere subito dopo la fine dei "favolosi anni '60" e ritrovarsi battezzati dallo scioglimento dei Beatles e dalla sconfitta messicana nella finale di Coppa del mondo avrebbe potuto segnarlo (e non è detto che non sia successo), ma ogni storia deve avere un inizio. L'infanzia in pieni anni di piombo e la teenage, passata ad attraversare gli edonistici anni '80, mettono i semi di una instabilità che fortunosamente trova sfoghi intellettuali e creativi (altrimenti oggi avrebbe rubato la scena all'incontrastato Lecter) e lo tiene in equilibrio sul crinale tra scienza e umanismo. Matematica e comparatistica lo accompagnano verso l'esito più imprevedibile, che ancora oggi lo trova attivo e lo porta su queste 'pagine': il cinema. Una scusa (una passione, una professione) che lo porta a girare le sale di mezza Europa e non solo e ad invadere etere e web sin dal 1996 con scritti, discettazioni e cortometraggi animati grazie a 15 anni di 35mm.it e non solo. Scienziato mancato, scrittore mancato, dottore mancato, cuoco mancato, polemista mancato, spagnolo mancato. Manca niente? La scusa è "genio e sregolatezza", la realtà... è quello che vi aspetta.

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