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Amato-Ischiale: “Noi italiani sul set di Angelina”

Amato-Ischiale: “Noi italiani sul set di Angelina”

Vincenzo Amato è di Palermo ma da 20 anni vive a New York, lo abbiamo visto nei film di Emanuele Crialese e in alcune serie tv americane, come Elementary e Boardwalk Empire. Maddalena Ischiale è di origini savonesi e da qualche anno vive a Hollywood. Il suo sogno era quello di entrare nel mondo dorato del cinema americano e la strada sembra quella giusta. Entrambi sono entrati nel cast del kolossal Unbroken di Angelina Jolie, film in sala dal 29 gennaio tratto dalla storia vera dell’italoamericano Louis Zamperini, ex atleta olimpico poi internato in un campo di prigionia giapponese durante la guerra. Nel film i due interpretano i genitori del protagonista e così ci raccontano la loro avventura sul set.

Come siete entrati nel progetto Unbroken?
Ischiale: Una mia amica, Casey Kramer, la figlia del regista Stanley Kramer, mi avvertì che c’era stato un casting call per il ruolo di una mamma italiana, definita “playful beauty”, bellezza giocosa. Allora mi misi in contatto con l’ufficio di Francine Maisler, una nota casting agent, e mi dissero di mandare del materiale. Feci un provino su cassetta e mi hanno preso subito. In seguito Angelina Jolie, o Angie come si fa chiamare, mi ha detto che tra le varie attrici che aveva visionato in qualcuna vedeva una madre in altre un attrice mentre in me aveva visto tutto contemporaneamente.
Amato: Io sono stato avvertito dal mio agente americano. Dopo aver fatto il primo provino per il ruolo del padre mi hanno detto di mandare un’altra cassetta e di provare a farlo più cattivo ma allo stesso tempo più buono. E dopo la seconda cassetta ancora una volta mi dissero di farlo ancora più cattivo e più buono. Alla terza volta mi hanno preso e mi hanno detto che entro due giorni sarei dovuto trasferire per un mese in Australia perché il set era lì.

Com’è la Jolie sul set?
Ischiale: Ha un talento incredibile, è premurosa e materna. Ecco se dovessi definirla in un modo direi che è una madre. Ogni giorno sul set mi veniva a dire quanto ero bella, e se te lo dice Angelina Jolie… Poi è molto esigente sul set, attenta ai particolari. Ha voluto che mettessi delle lenti blu per tutto il film perché nel libro è scritto chiaramente che la madre di Louis Zamperini aveva gli occhi blu. E poi non l’ho mai vista perdere la pazienza. Nella scena della chiesa c’erano due bambine che erano un tornado e inavvertitamente hanno staccato il cavo che dava la luce al set creando il panico dei tecnici che non capivano cos’era successo. E lei non ha perso la pazienza neanche un secondo.
Amato: Arrivato lì, su un set immenso, con 400 comparse tutte coperte di carbone vidi una ragazza che si sbracciava. Era la Jolie, Angie, che mi è venuta incontro dicendo di adorare il cinema europeo e italiano e i film di Crialese. Un’accoglienza così calorosa da un regista non mi era mai capitata. Lei poi è educata, carina, molto semplice. Non fa la diva nel privato, certo quello è il suo mondo, ma è sobria, serena e tecnicamente è molto brava.

Qual è stata la scena più difficile?
Ischiale: per me la prima, che poi era l’ultima del film. Per noi attori che veniamo da esperienze come l’Actor Studio, l’ideale è quello di seguire il percorso emozionale del personaggio. Invece per esigenze di produzione non sempre è possibile.
Amato: le scene più difficili sono quelle che a molti sembrano le più facili. Per la mia scena principale quelle con il Louis bambino non ho avuto problemi. Invece quelle inquadrature di pochi secondi quando assisto alla corsa sono difficili, anche perché esprimere diverse emozioni senza avere nulla davanti. La scena della corsa l’avevano fatto una volta, non la ripetono per che devi mostrarti sconcertato, triste, sorpreso e così via.

Com’è la vita per un attore italiano emigrato? Migliore di quella della famiglia Zamperini?
Ischiale: Ora come ora tra cinema e tv ci sono tante possibilità, il problema sono i ruoli che raramente si discostano dai cliché, tipo il mafioso. Dobbiamo essere noi però a ispirare gli sceneggiatori a scrivere qualcosa per noi.
Amato: Io lavoro abbastanza, soprattutto in tv ma sono entrato nel giro dei cosiddetti “attori etnici”. Finisco per fare l’italiano, ma anche il francese, l’arabo. Si lavora con gli accenti e tutto e alla fine si lavora ma il problema in America è che dai e dai alla fine la parte del protagonista va sempre al classico biondino, gli attori alla Matt Damon, per intendersi. Quando c’era il bianco e nero il contrasto funzionava meglio ora, col colore tutto questo si è un po’ perso. Probabilmente al giorno d’oggi un attore come Cary Grant (che aveva sangue rom nelle vene, ndr) sarebbe un attore etnico pure lui.

Marcello Lembo

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