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The Imitation Game: Il fascino di un genio

The Imitation Game: Il fascino di un genio

Arriva in sala dal 1 gennaio il biopic su Alan Turing che si è conquistato ben 5 nomination ai Golden Globe. Profumo di Oscar per l’interprete Benedict Cumberbatch.

3stelle

Presentato già al Toronto International Film Festival, The Imitation Game – adattamento cinematografico di Graham Moore basato sul romanzo biografico di Andrew Hodges, ‘Alan Turing. Storia di un enigma’ – è stata anche pellicola d’apertura del London Film Festival lo scorso 8 ottobre.
Il doveroso tributo giunge a pochi anni di distanza dalle scuse ufficiali che Gordon Brown, primo ministro del governo britannico, il 10 settembre 2009 porge tardivamente per il trattamento inumano e le umiliazioni inflitte al grande matematico Alan Turing, perseguitato per il “reato” di omosessualità.

In The Imitation Game la biografia di Alan Turing veste i tradizionali abiti romanzeschi del cinema classico, abbondando di attenzioni e cura nella ricostruzione degli ambienti ma facendo intuire che una scelta estetica meno agghindata avrebbe restituito alla storia la sua originale e incisiva profondità. Su uno sfondo addobbato di leziosità e manierismi, brilla l’intensa interpretazione di Benedict Cumberbatch, capace di donare al suo personaggio delicate sfumature espressive e caratteriali e di riempire anche i vuoti narrativi che la regia nasconde dietro i ritmi incalzanti della rappresentazione.

Alan Turing (Benedict Cumberbatch) è il genio matematico che, durante la seconda guerra mondiale, con l’invenzione della macchina elettromeccanica Bomba è stato in grado di decifrare i codici creati dalla macchina tedesca Enigma. Sotto una pressione angosciante Turing ha contribuito a ridurre la durata della guerra e a salvare milioni di vite umane. Dopo aver servito la sua patria nella lotta contro il nazismo e aver posto le basi per lo sviluppo della scienza informatica, nel 1952 il Regno Unito lo condannò per “atti osceni” a causa della sua omosessualità, costringendolo a scegliere l’umiliazione della castrazione chimica come unica alternativa al carcere. Nel 1954, all’età di soli 41 anni, Turing viene trovato morto in casa sua, accanto al letto c’è una mela spolverata di cianuro, morsa a metà.

Il matematico e crittografo Alan Turing è una figura di grande importanza storica occultata per molti anni alla conoscenza del grande pubblico, forse anche a causa della vergogna postuma provata dal suo Paese per le umiliazioni che il governo lo costrinse a patire. Ma se, inizialmente, i popoli temono il confronto con il proprio passato, con i periodi di oscurantismo, aberrazioni e violenza – da cui pur derivano i percorsi luminosi verso il progresso etico e sociale della civiltà – arriva sempre un momento in cui si sente la necessità di una rinnovata coscienza e consapevolezza, tanto del valore quanto della colpa. In questo frangente si collocano le scuse tardive pronunciate dal ministro del governo britannico nei suoi confronti a cui fa seguito, nel 2011, il salto al primo posto della Black List (la graduatoria stilata dai dirigenti di Hollywood sulle sceneggiature ancora non prodotte) della sceneggiatura sulla vita di Turing scritta da Graham Moore.
La biografia di Andrew Hodges, da cui è tratto The Imitation Game, è un testo prolisso di circa 700 pagine che, senz’altro, mal si era prestato ad una diffusione capillare della storia e della complessa figura di Turing presso il grande pubblico. Al contrario, un film come The Imitation Game, attraverso la scelta di uno stile fortemente classico, rende la storia facilmente malleabile, pronta all’incontro con le emozioni degli spettatori e dichiara apertamente l’intento e lo scopo di avvicinare il pubblico alla vita straordinaria e tragica del grande scienziato. Nel film mancano i dolori strazianti del corpo e la tensione dolorosa del dramma, che avrebbero potuto tormentare e scuotere gli spettatori, viene invece enfatizzato e posto in primo piano il fascino del protagonista, uomo dalla personalità unica e complessa: concentrato e chiuso nel suo mondo di numeri e logica, eccentrico, diverso dagli altri, incapace di apprendere le piccole cose del mondo ma capace di superare tutti in quelle grandi, solitario, timido, goffo, ma di animo gentile e buono, dotato di una raffinata sensibilità, coraggioso nell’affrontare le difficoltà, volitivo e caparbio nell’intento di abbatterle e superarle.
Alle tante sfaccettature della personalità di Turing dà vita l’interpretazione di Benedict Cumberbatch che si situa abilmente e in modo camaleontico fra le tante pieghe dell’anima di un genio infelice, esprimendone tanto le emozioni visibili quanto quelle represse e segrete. Radicando tutto il suo lavoro sull’approfondimento psicologico del personaggio, Cumberbatch crea sottili sfumature emotive sul volto e nei gesti del protagonista raccontandone i sentimenti e i tormenti interiori, le difficoltà e i conflitti innominabili. Una performance che lo pone tra i favoriti nella corsa ai prossimi Oscar come Miglior Attore Protagonista, soprattutto considerando la fascinazione esercitata di solito dai biopic sull’Academy.

Gisella Rotiroti

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La redazione

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