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Il ragazzo invisibile: Il supereroe di Salvatores

Il ragazzo invisibile: Il supereroe di Salvatores

In sala dal 18 dicembre il film con cui Gabriele Salvatores torna al fantasy dopo Nirvana, ridando linfa a un cinema per ragazzi tutto italiano. Un racconto di formazione tra supereroi made in Italy e atmosfere da cinecomic. 

3stelle

Un supereroe in calzamaglia tutto made in Italy, il primo eroe mascherato del Bel Paese. Il suo superpotere? Diventare invisibile. Solo sparendo infatti Michele (Ludovico Girardello), nerd adolescente cresciuto nel mito di Spider-Man, potrà sovvertire le regole di un mondo che non si accorge di lui. Con buona pace dei bulli della scuola…
Dopo il tentativo affrontato con Nirvana, Gabriele Salvatores ci riprova e torna al fantasy, questa volta con un progetto che ridà vita al genere per ragazzi, rinfrescando i fasti di un filone che l’industria cinematografica italiana, ormai quasi inesistente, ha abbandonato.
Pretenzioso pensare che Il ragazzo invisibile di Salvatores, accolto da facili entusiasmi come il primo film italiano di supereroi, possa essere la risposta italica all’immaginario dei cinecomic d’oltreoceano, ma le basi per rinverdire un universo del ‘fantastico’ poco battuto dalle produzioni di casa nostra, ci sono tutte. C’è il talento delle tante maestranze coinvolte, dagli sceneggiatori ai curatori degli effetti speciali, sfruttati nel migliore dei modi possibili per un film costato 8 milioni di dollari, che si muove tra l’immaginifico di George Melies e il green screen di ultima generazione. Ci sono lo spaesamento e il tormento del giovane protagonista alle prese con la gestione del nuovo superpotere, c’è tutto un mondo che si muove attorno a lui fatto di buoni e cattivi, insieme a una galleria di personaggi comprimari che aprono la strada a eventuali sequel o spin-off come nelle migliori tradizioni dei cinecomics americani. Nel mezzo le citazioni di veterani di casa Marvel, dall’Uomo Ragno ai Fantastici 4, anche se l’aspirazione de Il ragazzo invisibile sembra più essere quella intimista del racconto di formazione che – complice le suggestioni di una Trieste anonima e underground  – ricorda le atmosfere dello splendido capolavoro di Tomas Alfredson, Lasciami entrare. Ed è qui allora che il film diventa incontro di due solitudini più che narrazione supereroistica, pur rimanendo ben ancorato ai cliché del genere.
Come Peter Parker, anche Michele ha la sua Mary Jane: Stella (Noa Zatta), la ragazza schiva e solitaria che in classe non riesce a smettere di guardare e che di lui sembra proprio non accorgersi, almeno fino a quando non diventerà sua complice.
Un incrocio di storie e di insospettabili eroi mascherati (Ksenia Rappoport e Christo Jivkov) arrivati da un passato non meglio precisato e confinato nei flashback di una remota Unione Sovietica, che hanno già creato un mondo: prima un fumetto prodotto dalla Panini sui personaggi e le storie antecedenti i fatti raccontati nel film, poi un romanzo che invece amplia l’orizzonte narrativo della pellicola approfondendo alcuni personaggi marginali.
Quello che manca però a Il ragazzo invisibile è un’organicità e una tensione che non sempre riescono a essere all’altezza della storia, debolezze in alcune scene ascrivibili anche alla scarsa forza delle performance dei piccoli attori in erba.
Difetti superabili, magari con una seconda e quasi certa prova di un sequel, a cui il finale lascia apertamente guardare.

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Elisabetta Bartucca

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