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Courmayeur Noir in Festival 2014: Salvatores, “Io come Spiderman, l’Oscar e’ stato il mio superpotere”

Courmayeur Noir in Festival 2014: Salvatores, “Io come Spiderman, l’Oscar e’ stato il mio superpotere”

Soddisfatto, un filo emozionato, a suo agio come in un incontro tra amici. Sul palco della cerimonia della 24a edizione del Courmayeur Noir in Festival il regista Gabriele Salvatores, premiato con un riconoscimento speciale, e’ perfettamente a suo agio. Sollecitato dalle questioni dei direttori Giorgio Gosetti e Marina Fabbri, racconta il dietro-le-quinte del suo nuovo film, dal 18 nelle nostre sale: Il ragazzo invisibile.

Gli effetti speciali. “Vorrei che gli effetti speciali servissero non a mostrare i muscoli ma a guardarsi dentro. Se ricordate Forrest Gump, citato ahime’ di recente da qualche nostro politico, ebbene li’ c’era una piuma digitale, un effetto leggero. Mi e’ rimasto impresso. Mi ha lasciato il segno della possibilita’ di usare le immagini create dal pc in maniera lieve e non pesante. Da quando Eisenstein ha inventato il montaggio, la creazione di un film si e’ spostata dal set alla postproduzione.
Oggi possiamo realizzare film dove le immagini stesse sono realizzate fuori dal set, vedi Gravity di Alfonso Cuaron”.

Dal film al fumetto. “Una volta tanto un film non tratto dal fumetto, ma e’ il fumetto ad esser tratto dal film. E’ un universo espanso su altri mondi, e i disegnatori hanno fatto un ottimo lavoro dove si racconta, mi preme dirlo, non la storia del film ma il prequel, ovvero tutto cio’ che e’ successo prima”.

L’Oscar come superpotere. “Quando vinsi l’Oscar non me l’aspettavo, non avevamo fatto alcuna campagna promozionale, eravamo in Messico a girare tutt’altro. Da qual giorno tutto era diverso, io ero lo stesso, ma mi trattavano in modo diverso. Capii che quello era il mio superpotere e ho provato a usarlo osando qualcosa che non mi avrebbero fatto fare e non avevo mai fatto. Quando proposi Nirvana impallidirono, ma non poterono rifiutarmelo perche’, appunto, avevo vinto l’Oscar”.

Salvatores e il cinema di genere.
“Il cinema di genere non e’ di serie b, i generi prevedono il pubblico (il giallo deve far paura, il western emozionare), insomma e’ una bella palestra per il regista. Come spettatori abbiamo un po’ il preconcetto che frequentare il cinema di genere sia considerato male, ce lo siamo negato, proviamo a riprendercelo”.

Claudia Catalli

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