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Valerio Di Benedetto: Io, Dylan Dog e l’America

Valerio Di Benedetto: Io, Dylan Dog e l’America

A un anno dal successo di Spaghetti Story abbiamo incontrato nuovamente Valerio Di Benedetto, volto di Dylan Dog nel fan movie dedicato all’indagatore dell’incubo per eccellenza e realizzato grazie a un’operazione di crowdfunding: il film in questione è Vittima degli Eventi, uscito il 2 novembre su YouTube e presentato a New York il 13 novembre. La nostra chiacchierata diventa anche occasione per discutere delle diverse reazioni suscitate dal film tra un pubblico di appassionati.

“Vittima degli Eventi”, un mese dopo l’uscita. Su YouTube il film ha raggiunto circa 365 mila visualizzazioni. Cosa ti aspettavi prima dell’uscita?
Ero fermo a 250 mila, quindi questo numero mi fa molto piacere. Le aspettative rovinano sempre tutto, adesso sto lavorando tantissimo: ho dei progetti in fieri su cui sto spingendo per concretizzare il prima possibile e questo periodo è abbastanza caotico, ma non consequenziale a “Vittima degli Eventi”. Non c’è stato nessun tipo di post “dovuto a”. Ho continuato a fare i provini che avrei comunque fatto e sto preparando uno spettacolo che era già nei miei programmi. Sono curioso di vedere come andrà a finire, ma senza contarci troppo. Non mi aspetto nulla.

Il film ha suscitato varie reazioni. Tu come ti sei posto nei confronti del pubblico?
Quando è uscito ho potuto vedere e leggere reazioni contrastanti: persone che lo hanno esaltato, anche troppo, e gente che lo ha distrutto, anche troppo. Quindi c’è stata una frattura molto netta che mi ricorda il periodo dei fenicotteri rosa ne “La Grande Bellezza”, quando c’era chi lo esaltava e chi lo odiava. E’ vero che noi lavoriamo per il consenso delle persone: se facciamo un lavoro fatto bene, più questo viene riconosciuto e più abbiamo la possibilità di proseguire. Ma secondo me, per certi versi, il pubblico italiano non è pronto per certe cose. In America, ad esempio, ci hanno detto di non aver mai visto un prodotto made in Italy di questo tipo, per quanto ci fossero delle pecche oggettive (e lo pensiamo anche noi). Per il pubblico italiano la problematica invece è “Groucho è più alto di Dylan”, oppure “Dylan ha un’inflessione romana”.

Quando ti hanno detto che avresti interpretato questo ruolo, cosa hai provato? Hai avuto paura?
Ho detto: “Ah, Dylan Dog! Quello dei fumetti!”. Non ero un fan di Dylan Dog, e questo mi ha in parte salvato da una certa ansia da prestazione perché sapevo che comunque sarei andato a confrontarmi con un personaggio conosciutissimo. Per me è una figura come un’altra, per quanto iconografica. Interpretarlo è stato paradossalmente molto più difficile, ma anche più semplice. Difficile perché conosciuto da tutti e tutti potevano giudicare, semplice perché ho avuto a disposizione un ampio range di documentazione da cui attingere. Ho letto tantissimi fumetti, i numeri speciali, ho fatto un lavoro molto dettagliato a teatro con Claudio Di Biagio, Luca Vecchi e Matteo Quinzi. Il mio è un Dylan Dog che vive la crisi; lavorare a questo progetto è stato molto divertente, è un’esperienza che rifarei subito. Certo, se invece di fare 12 scene al giorno, ne avessimo fatte 4 o 5, probabilmente avremmo avuto più tempo per concentrarci su alcune cose.

Quindi non c’è stata mai una volta in cui hai pensato: “Caspita, Dylan Dog!”?
No, mai. Forse per una certa base di incoscienza che mi ha portato piuttosto a dire: “Va bene, ok. E allora?”. Onestamente non ho avvertito questa responsabilità, perché ce l’avevo già di mio. Sapevo chi era Dylan Dog. Per me Vittima degli Eventi è un lavoro onesto, fatto col massimo rispetto. Molti hanno criticato il mio personaggio definendolo monocorde, ma abbiamo fatto un grande lavoro di sottrazione, andando sul minimalismo più spicciolo e più sottile. Per questo motivo, il nostro Dylan ha più piani di lettura. E ricordiamo che l’età media delle persone che circolavano sul set era di 28 anni.

Come hai lavorato con gli altri attori del cast?
Con ognuno ho lavorato in maniera diversa. Ad esempio con Luca Vecchi abbiamo creato un rapporto più fraterno/paterno, ma perché di fondo c’è anche un forte legame di amicizia. Con Haber e Bonetti ho lavorato solo un giorno e molto bene. Ma è con Milena Vukotic che ho avuto l’esperienza lavorativa più forte. Ho apprezzato molto la sua professionalità, l’amore che ha messo in questo progetto. Mi ha dato una grande lezione sia professionale sia di umiltà.

Per il modo in cui il film è stato prodotto (tramite crowdfunding) e poi distribuito (gratuitamente su YouTube), si è parlato di un nuovo modo di fare cinema. Sei d’accordo?
Si e no. No perché non è un modo di fare cinema: il cinema è in sala. Tu arrivi, paghi il biglietto, ti siedi e ti godi lo spettacolo. Ed è fighissimo. Si perché comandano gli esercenti e i distributori. Quindi se tu non mi dai la possibilità, io me la prendo da solo. E allora se io faccio un film e voglio raccontare una storia e farla conoscere, ma nessuno mi dà la possibilità di farlo, se non YouTube, allora ben venga. Certo vederlo sul pc è un po’ limitante, ma proprio YouTube potrebbe essere una piattaforma alternativa capace di dare visibilità a storie che altrimenti non verrebbero raccontate.

Poi avete preso l’aereo e siete andati in America. Com’è andata?
È andata molto bene. C’è stato un altro approccio al film. Per me è stata un’esperienza di vita, oltre che lavorativa; in America hanno molto apprezzato l’idea e il modo in cui questo progetto era nato. E soprattutto il risultato in relazione al tempo, ai soldi e alle capacità. Vittima degli Eventi è stato un biglietto da visita per i gestori dei prodotti audiovisivi italiani per dire che se vogliono investire sui giovani, ci sono dei giovani che sono pronti. Quindi possono farlo tranquillamente.

Tornerà Dylan?
Purtroppo non dipende da noi. E soprattutto non so tra quanto tempo. Per ora mi auguro che possa essere un incoraggiamento per tutti quegli attori e registi che hanno un’idea e una storia, che possa spronare queste persone, un po’ come è successo anche con “Spaghetti Story”.

Prossimi progetti?
A breve verrà lanciato il pilot di una serie web sul basket che ho realizzato insieme a Claudio Di Biagio e poi dal 18 al 29 marzo torno in teatro, allo Studio Uno di Torpignattara qui a Roma, con un monologo teatrale tratto da Cuore di Tenebra di Joseph Conrad.

Augusto D’Amante

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La redazione

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