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Neve: Il labirinto bianco di Stefano Incerti

Neve: Il labirinto bianco di Stefano Incerti

L’incontro tra due vite in bilico: una che cerca qualcosa e l’altra che fugge da qualcosa. Interamente girato in Abruzzo, il noir di Stefano Incerti, in sala dall’11 dicembre, è un labirinto dalle pareti bianche e fredde, dove trovano spazio angoscia e voglia di riscatto.

3stelle

Presentato alla scorsa edizione del Courmayeur Noir in Festival, Neve di Stefano Incerti è un labirinto in cui due anime al bivio cercano di trovare una soluzione. La bravura di Incerti sta nel farci ritrovare, ad un certo punto, circondati dalla neve e in compagnia di due personaggi di cui non sappiamo nulla, almeno quasi fino alla fine del film, quando alcune verità verranno svelate. La soluzione ai loro problemi sembra essere il bottino di una vecchia rapina nascosto chissà dove, ma l’azzardata (e riuscitissima) scelta del finale mette in dubbio anche quest’unica certezza.
Donato (Roberto De Francesco) è in macchina per l’Appennino Abruzzese alla ricerca di qualcuno o qualcosa che potrà cambiare la sua vita. Norah (Esther Elisha) fugge dal suo compagno (Massimiliano Gallo), boss che la costringe a spacciare cocaina. Tutti e due alla ricerca di un riscatto.
Le loro vite si incrociano quasi per caso e se all’inizio il rapporto è freddo e ricco di dubbi, alla fine il apporto tra Donato e Norah sarà legato da una complicità sempre più forte.

Il crescendo delle azioni e delle situazioni solo apparentemente porta ad un finale risolutivo, perché nel giro di pochi secondi Incerti lascerà lo spettatore a bocca aperta, con tanti interrogativi e poche certezze. Ed è questo ciò che rende Neve affascinante. E anche se la lentezza delle scene e la scarsità dei dialoghi rendono la pellicola difficile da mandare giù nella sua prima parte, la ripresa successiva va di pari passo al cambiamento del rapporto tra i protagonisti: nella piena consapevolezza che tutti e due sono alla ricerca di una speranza, entrambi si avvicinano, rendendo più intimo il proprio rapporto.
Ma c’è un terzo protagonista in questo film che è il paesaggio innevato in cui si muove la station wagon di Donato: la neve, con il suo candore e la sua freddezza, non è solo mero contorno, è qualcosa di più e contribuisce a costruisce un labirinto, un’atmosfera asfittica e opprimente, metafora delle anime di Norah e Donato. L’esterno è la riproduzione fedele di ciò che accade all’interno dei due personaggi, mossi da dubbi, angosce e frustrazioni.
Pochi i movimenti di macchina sempre concentrata sui protagonisti, senza lasciarli un secondo e aumentando quel senso di smarrimento che lo spettatore vive per tutti i 90 minuti di durata della pellicola. Un noir senza sangue, senza assassini, ma ricco di fantasmi: quelli di un passato da cui i due cercheranno di liberarsi.

Augusto D’Amante 

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