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Ma tu di che segno sei?: Tra demenzialità e superstizione

Ma tu di che segno sei?: Tra demenzialità e superstizione

Consueto appuntamento con il film di Natale: dall’11 dicembre tocca a Neri Parenti, che torna in sala con una commedia di natura popolare che mette in risalto la banale superstizione della società contemporanea.

2stelle

Dopo la rottura con De Laurentiis, Neri Parenti, con la collaborazione di Carlo ed Enrico Vanzina alla sceneggiatura, torna alla commedia presentando un lavoro dai toni popolari sul “fenomeno” della superstizione di massa: Ma tu di che segno sei? in sala dall’11 dicembre distribuito da Key Films.
Molti gli interpreti di questo eccentrico progetto incentrato sul ruolo controverso dell’oroscopo nella società contemporanea. Si passa infatti da Gigi Proietti a Massimo Boldi, da Vincenzo Salemme a Ricky Memphis fino ad arrivare al duo di Pio ed Amedeo – gli unici “effervescenti” nell’interpretazione.
Nonostante la presenza di un ricco cast, è tanta l’opacità che caratterizza i vari ruoli e più che una linea narrativa ben definita, pare ci sia un agglomerato di sketch pseudo-teatrali che non riescono in nessun modo a coinvolgere lo spettatore.
Il film è molto superficiale e abbozza una comicità difficile da apprezzare; nasce come lavoro spensierato e senza impegno certo, ma ciò non basta a giustificarne l’esistenza soprattutto se a dirigere è un regista di esperienza come Neri Parenti.
Usare  la scurrilità come mezzo di comicità poi, è un elemento altamente negativo per un prodotto che non ha nulla da aggiungere.
Ma tu di che segno sei? non presenta nessun tipo di comicità originale, anzi ha l’aggravante di riproporre contesti o personaggi già visti e con gli stessi interpreti di sempre. Poco ponderato e molto caotico questo ultimo lavoro di Neri Parenti che purtroppo negli ultimi anni ci ha offerto prodotti molto dozzinali e dispiace dover in qualche modo contestare la metrica di un regista che in passato ci ha regalato lavori diventati cult come Fracchia la belva umana o Scuola di ladri. Impossibile non evidenziare la superficialità con cui è stato trattato il tutto, dimostrando una saturazione di idee molto definita.

Alessio Giuffrida

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La redazione

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