LOGO
,

Storie pazzesche: C’era un coccodrillo nelle fogne di Buenos Aires

Storie pazzesche: C’era un coccodrillo nelle fogne di Buenos Aires

Commedia agrodolce del regista argentino Damian Szifron, è un collage di sei episodi interpretato da divi affermati e attori provenienti dal cinema indie, dal teatro e dalla tv. Coprodotto dalla El Deseo di Almodovar, in Italia dall’ undici dicembre.

2stellemezzo

‘C’è un limite oltre il quale la pazienza cessa di essere una virtù’, almeno secondo il cosiddetto ‘Cicerone britannico’ Edmund Burke. E’ quello che deve aver pensato Damian Szifron, regista argentino di Relatos salvajes, in Italia tradotto in Storie pazzesche ma che letteralmente significa storie selvagge. Selvagge perché la pellicola vuole mostrare il lato animale dell’uomo che prende il sopravvento su quello più razionale, e in questo i titoli di testa sono assolutamente esplicativi, pieni come sono di leoni, iene, rapaci e compagnia bella.

Si parte infatti con la vendetta definitiva di un uomo su chiunque gli abbia fatto torto nella sua vita, compreso il direttore del conservatorio che frequentava, interpretato da Dario Grandinetti, passando poi ad una cameriera (Julieta Zylberberg) che si ritrova di fronte l’usuraio che ha causato la morte del padre. Segue un litigio fra automobilisti (tra cui Leonardo Sbaraglia) che si trasforma in una lotta per la sopravvivenza e la battaglia per la giustizia di un ingegnere addetto alle demolizioni (Ricardo Darin), perseguitato dai carri attrezzi e dalle multe. E’ poi il turno di un miliardario, a cui presta il volto Oscar Martinez, che per salvare il proprio figlio dalla galera accetta spregevoli compromessi, fino ad accorgersi di essere circondato solo da approfittatori; infine, il matrimonio da sogno di una giovane coppia che, ancor prima del taglio della torta, si trasforma nel peggiore degli incubi.

Una punta di The Darwin Awards, un tocco di Fight Club dell’impiegato del catasto, una spruzzata di Un giorno di ordinaria follia e quanto basta de La guerra dei Roses, miscelato e servito tiepido, perché questa è la sensazione che lascia il film: certo, la risata scappa, ma più si va avanti nella narrazione più si ride a denti stretti, pensando di trovarsi di fronte a qualcosa di non proprio originale e, forse, anche un po’ prolisso e noioso.

Non è però la struttura della pellicola a non essere godibile; è vero che il nostro cinema ha prodotto numerosi esempi nel campo dei film a episodi (ed in questo caso, vista la paradossalità delle storie trattate, non si può non pensare a I Mostri) e per questo potremmo sentirci lusingati per la citazione, piuttosto che indispettiti per il plagio: il problema nasce quando si pensa all’anno di produzione dei suddetti film…
Insomma, l’impressione che stavolta Pedro Almodovar, co-produttore della pellicola, abbia fatto un po’ male i suoi conti è forte.

Guido Curzio

About the author
La redazione

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top