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The disappearance of Eleanor Rigby: Quando l’amore non basta

The disappearance of Eleanor Rigby: Quando l’amore non basta

Presentate al Torino Film Festiva le versioni integrali separate (Lui e Lei) del film già passato a Cannes e Toronto.

Ci sono voluti parecchi anni per realizzare questo film. Anni di scrittura e riscrittura, di persuasione e ricerca finanziamenti, di lavoro con gli attori e public relations portate avanti principalmente da Jessica Chastain, cara amica del regista Ned Benson, produttrice e protagonista del memorabile The disappearance of Eleanor Rigby. Titolo che richiama un altro titolo, e la citazione esplicita dei Beatles non è casuale. Titolo che vanta almeno tre sottotitoli: Lei, lui (nel film James McAvoy), Loro. Inizialmente infatti si trattava di un dittico, ideato proprio per raccontare l’amore, la perdita e le disastrose conseguenze dei moti emotivi umani da entrambi i punti di vista, maschile e femminile. Versione presentata al Toronto Film Festival e reinventata poi per Cannes, dove è stata proiettata la crasi dei due film, un’ottima pellicola (Loro) capace di mantenere un equilibrio narrativo rispettoso di entrambe le prospettive. Ciò detto, invitiamo tutti a vedere anche le versioni integrali separate (Lui e Lei), appena presentate al Torino Film Festival.
Jessica Chastain interpreta con grazia e struggente visceralità una donna che sopravvive a un grave lutto che segnerà per sempre non solo la sua vita ma anche la sua storia d’amore. Un amore di quelli folli, che ti fa perdere la cognizione del tempo e ti spinge a compiere pazzie. Ma l’amore non basta, neanche quando è così forte da non lasciarsi mai dimenticare. Non basta, soprattutto, se c’è di mezzo un lutto gravissimo e se ogni sguardo riporta a galla un ricordo che è ferita impossibile da rimarginare. Benson firma una coraggiosa pellicola indipendente, che grazie a una sapiente scrittura con dialoghi tutt’altro che cartacei e personaggi descritti e scandagliati a fondo, ma grazie anche a interpretazioni di spessore (oltre agli eccellenti protagonisti, nel cast spiccano Viola Davis e Isabelle Huppert nei panni di una mamma europea enofila), riesce nell’intento di scandagliare le pieghe emotive dell’animo umano e raccontare cosa resta di una relazione vissuta intensamente. Come si reagisce all’assenza, come ci si confronta  col passato, come si riesce a crescere e andare avanti, insieme o da soli. La perdita e la difficile riappropriazione del proprio equilibrio, il divampare di un sentimento che brucia anche quando diventa cenere, le parole non dette, i silenzi che pesano. E il tempo che, indifferente alle (dis)avventure esistenziali dei protagonisti, continua imperterrito a passare.
Ricorda da vicino la trilogia sentimentale firmata Richard Linklater, questo film, ma l’approccio narrativo è più maturo e la struttura meno ripetitiva: non solo dialoghi, ma sguardi e silenzi che spesso raccontano meglio e di più l’inevitabile incomunicabilità in cui si finisce quando l’amore se ne va. Ma, come insegna Pirandello, la vita non conclude, se conclude è finita. E se non conclude, allora c’è sempre almeno un’altra chance, nascosta magari dietro l’angolo di un parco qualunque dove due anime si ritrovano rincorrono, a dimostrare che chi si ama, o si è amato veramente, in fondo, malgrado tutto, non si perde mai.

Claudia Catalli

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La redazione

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