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Chi è Dayani Cristal?: Cinema di frontiera

Chi è Dayani Cristal?: Cinema di frontiera

Un viaggio sulle orme di uno dei tanti disperati che dall’America Latina cercano di arrivare, ad ogni costo, negli Stati Uniti. Protagonista Gael Garcia Bernal, che dirige in coppia con Marc Silver. In sala dal 20 novembre.

3stelle

La speranza in un futuro migliore, per sé e la propria famiglia: un sogno che non si può negare a nessuno, ancor meno a chi è disposto a giocarsi tutto, vita compresa, pur di raggiungerlo. E’ facile capire cosa può spingere ogni anno migliaia di persone a tentare di superare la frontiera tra Messico e Stati Uniti, ma forse lo è meno immedesimarsi nei loro panni, calandosi in una realtà cosi lontana da noi, fatta di povertà, guerra, fame.
Tralasciando il lato politico della questione, Chi è Dayani Cristal? cerca proprio di restituire umanità ad una delle pagine più tristi della nostra civiltà: il protagonista Gael Garcia Bernal (Amores Perros, Y tu mama tambien, I diari della motocicletta, Babel) racconta insieme al regista Marc Silver la storia di una delle vittime di questa odissea, partendo dal ritrovamento di un cadavere senza nome nel deserto dell’Arizona fino ai suoi funerali, finalmente tra le braccia della famiglia in Honduras.
Per evitare di essere schedati una volta catturati, i migranti, infatti, partono senza alcun documento che possa identificarli: è per questo motivo che le autorità nord americane sono costrette a partire da piccoli indizi per scoprire chi ha perso la vita nell’attraversamento del confine, in un continuo palleggio di informazioni con le ambasciate del Guatemala, piuttosto che dell’ Honduras o del Cile.
In questo caso particolare, Dayani e Cristal sono solo due parole tatuate sul petto del malcapitato, al quale per prendere le impronte digitali diventa perfino necessario reidratare le mani.
Ciò che rende però diverso questo documentario è che il viaggio viene compiuto in prima persona dall’attore, così che lo spettatore possa ripercorrere assieme a lui le mille difficoltà di una traversata fatta di speranza e disperazione, di guadi su zattere improvvisate, di telefonate a casa per rassicurare i parenti, di risate con compagni di viaggio che spiegano tutti i trucchi per riuscire, teoricamente, nell’impresa. Il tutto per restituire un volto ed un nome, quindi dignità, al John Doe del deserto, senza scadere nella retorica ma proponendo unicamente lo spaccato di una realtà che non può più essere ignorata.

Guido Curzio

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La redazione

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