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These final hours: A che ora è la fine del mondo?

These final hours: A che ora è la fine del mondo?

Mentre l’Italia ancora discute su Interstellar in sala arriva il film dell’australiano Zak Hilditch che affronta il tema della fine del mondo con un budget relativamente basso e un piglio da pellicola indie.

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A che ora è la fine del mondo? Tra dodici ore secondo l’australiano Zak Hilditch, regista di These final hours, piccolo film australiano sull’apocalisse che arriva in sala dopo un passaggio al festival di Cannes del 2013 e un’anteprima italiana allo Science+Fiction Festival di Trieste.

La storia è ambientata in una Perth che aspetta l’onda d’urto di un asteroide che metterà la parola fine alla vita sulla superficie del pianeta. Dodici ore da passare al fianco dei propri cari o inseguendo le pulsioni più sfrenate siano esse improntate all’edonismo o più spiccatamente criminali. Ma James, il protagonista (Nathan Phillips), che vorrebbe partecipare a un party da fine del mondo si trova invece a salvare Rose (Angourie Rice), bambina rapita da un gruppo di sconosciuti e in cerca di un padre scomparso, e a iniziare un viaggio che lo porterà a riconsiderare la sua vita.

L’opera di Hilditch, qui al primo lungometraggio vero e proprio, dopo anni passati tra cortometraggi e film in microbudget, è un road movie atipico, con una struttura quasi circolare e con lo sfondo di un’Australia che tra palaghiaccio abbandonati e quartieri di villette sembra fornire già di suo scenari da post catastrofe. La sceneggiatura, opera dello stesso regista, alterna passaggi suggestivi (il collage iniziale di messaggi telefonici, i collegamenti dello speaker alla radio che scandiscono il passare delle ore) con un difetto fondamentale, quello di tradire già dalla prima scena il suo finale. Se il quesito, posto indirettamente anche allo spettatore, è “Tu cosa faresti?” mai si dubita della risposta del protagonista, e alle opzioni alternative non viene garantita neanche una difesa d’ufficio troppo convinta.

Il risultato è che seppure i momenti emozionanti non manchino la sequela di eventi ha un che di già visto e di già scritto, cosa che non dovrebbe sorprendere considerato che il tema della fine del mondo è stato sviscerato da tanti altri film, che si tratti di disaster movie hollywoodiani o di piccole pellicole indipendenti. Restano quindi quegli spezzoni di emozione e una messa in scena minimalista non priva di una certa eleganza che col procedere della vicenda filtra le immagini con lenti dai colori sempre più caldi e che mette in sottofondo un brusio sempre più invadente per creare tensione e angoscia.

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Marcello Lembo

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