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Torneranno i prati: Così Ermanno Olmi chiede scusa ai morti della Grande Guerra

Torneranno i prati: Così Ermanno Olmi chiede scusa ai morti della Grande Guerra

Il maestro bergamasco firma il suo personale omaggio ai caduti della Grande Guerra. In sala dal 6 novembre, dopo un’anteprima che oggi si è svolta in contemporanea in 100 Paesi del mondo. Nel cast Claudio Santamaria, Andrea Di Maria, Francesco Formichetti, Alessandro Sperduti, Camillo Grassi.

3stelle

Non solo una storia di umanità, ma anche un preciso atto di accusa. Sì, perché Torneranno i prati, il  film con cui Ermanno Olmi ricorda i caduti della Grande Guerra nell’anno del centenario dal suo inizio, è anche questo: un ‘mea culpa’ e l’occasione per chiedere scusa ai milioni di civili e soldati morti in quella guerra. Parla di ‘vigliaccheria’ e di ‘tradimento’ il maestro bergamasco, in un video messaggio con cui ha deciso di accompagnare la presentazione del suo film alla stampa, direttamente dall’ospedale in cui si trova ricoverato per una sospetta polmonite.“Abbiamo compiuto un grande tradimento verso tutti i giovani morti di quella guerra, non abbiamo spiegato loro perché sono morti. Con i morti e con i bambini non si può barare. Noi abbiamo tradito quei morti, siamo tutti colpevoli; adesso celebriamo con fanfare e bandiere quel centenario ma se prima non chiariamo questa ipocrisia resteremo sempre in quella fascia neutrale che è il tradimento. Mi auguro che questa celebrazione del centenario trovi in noi il motivo per chiedere scusa”. E tira in ballo una frase di Albert Camus: “Se vuoi che il pensiero cambi il mondo prima devi cambiare te stesso”. Il perché di questo film? Ce lo spiega così: non un innamoramento a prima vista, ma una storia arrivata su proposta “e allora e il mio pensiero andò a mio padre, che quando ero bambino mi raccontava la sua vita da soldato nella guerra del ’15-‘18”.

 

Il risultato è un film intimo, plumbeo, lunare, girato interamente in bianco e nero, concentrato in un’unica unità di tempo: la lunga e interminabile notte di un manipolo di soldati sul fronte Nord-Est, alla vigilia di Caporetto dopo gli ultimi sanguinosi scontri del 1917 sugli Altipiani.
La trincea, con bunker e camminamenti realmente scavati sull’Altipiano di Asiago a 1800 metri di altezza sfidando il freddo e la neve, diventa un luogo-non luogo che apre le porte a un racconto capace di trascendere la realtà dei fatti a cui si ispira e travalicare i confini del verosimile.
L’azione si articola nelle tre fasi dell’abdicazione al potere, dell’apprendimento e dell’ allucinazione finale rispolverando una guerra rimasta sepolta sotto la neve, in quelle trincee silenti dove l’unico ritmo vitale è cadenzato dal tempo che passa tra il bombardamento appena scampato e quello successivo, scandito dalle paure più primordiali, identificabile nel passo felpato di una volpe in mezzo alla desolata e notturna distesa naturale che tutto copre e ingoia.
Sullo sfondo il rumore sordo e continuo della guerra che consuma qualsiasi parvenza di ragionevolezza: irrazionale, folle corsa diretta ad annientare qualsiasi istinto di sopravvivenza.
Il tradimento di una generazione che merita di essere riscattata aldilà di bandiere e celebrazioni.

 

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Elisabetta Bartucca

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