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La storia della principessa splendente: Emozioni e arte targate Ghibli

La storia della principessa splendente: Emozioni e arte targate Ghibli

Dal 3 al 5 novembre in sala il film di Isao Takahata, maestro dell’animazione giapponese, il meno noto dei fondatori del leggendario Studio Ghibli a volte adombrato dal successo di Hayao Miyazaki.

4stelle

Emozioni, nostalgia, rimpianti. Fiabe adulte in grande stile, quello dello Studio Ghibli, che dalla metà degli anni ’80 ha svelato al mondo che era possibile fare i film d’animazione in un modo diverso da quello della Disney. Grazie ad Hayao Miyazaki, il maestro riconosciuto de La città incantata; grazie anche all’altro fondatore, Isao Takahata, anche lui maestro dell’anime giapponese, ma molto meno conosciuto del collega, quantomeno a livello internazionale. E quando l’esperienza dello Studio Ghibli, almeno com’era stata intesa all’inizio, si avvia a una spiacevole conclusione arriva in Italia La storia della principessa splendente, ultima fatica del 78enne Takahata che nel suo passato ha messo la firma su film come Una tomba per le lucciole e serie come Heidi, Lupin III e Anna dai capelli rossi.

Takahata riprende un vecchio progetto su cui meditava dai tempi in cui lavorava alla Toei Animation. Un adattamento del Racconto del tagliatore di bambù, storia tradizionale del folklore giapponese che narrà di una bimba minuscola, ritrovata all’interno di una pianta di bambù, che dopo una rapida e sovrannaturale crescita si ritrova introdotta nell’alta società della capitale dove attirerà le attenzioni di nobili e imperatore, pur continuando ad agognare le montagne della sua breve infanzia.

La sceneggiatura, firmata a quattro mani da Takahata e Riko Sakaguchi, riporta sullo schermo i classici temi dello Studio Ghibli: l’amore per la natura e per una vita genuina e semplice, spesso insidiata da un inquinamento che questa volta prende la forma di una società tanto soffocata dalle convenzioni e dalle regole che non bastano un palazzo e delle belle vesti a mascherarne le ipocrisie. Dalla storia della principessa splendente emerge quindi l’invito a vivere al massimo la propria vita e i propri sogni così come succedeva in Si alza il vento, ultimo film di Hayao Miyazaki che, nel progetto iniziale dello Studio Ghibli, sarebbe dovuto uscire contemporaneamente a questo.

E come in Si alza il vento i toni malinconici della storia, più adatti probabilmente ad un pubblico adulto, sono sottolineati dalle splendide musiche di Joe Hisaishi. Ma è nella parte grafica che i film dei due grandi vecchi dello Studio prendono sentieri molto diversi. Se Miyazaki porta alle vette più alte uno stile moderno ma comunque mainstream Takahata sceglie invece un approccio più classico, limitando al minimo l’utilizzo delle tecnologie, facendo a meno dei fogli trasparenti su cui disegnare i protagonisti in modo da “animare” anche gli sfondi e alternando le tecniche di disegno. Pastelli e matite per i personaggi principali, acquerelli per gli sfondi e carboncino per le scene dal sapore onirico che creano disegni volutamente abbozzati per richiamare lo stile delle serie animate degli anni ’60 e ’70. Una miscela vibrante di emozioni composta da tanti fotogrammi che non sfigurerebbero nelle più prestigiose gallerie d’arte e che fanno rimpiangere ancora di più l’interruzione, si spera temporanea, della produzione targata Ghibli.

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Marcello Lembo

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