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Una folle passione: Al confine fra amore e ossessione

Una folle passione: Al confine fra amore e ossessione

Una folle passione di Susanne Bier (Oscar al miglior film straniero nel 2011 per In un mondo migliore), tratto dal romanzo Serena di Ron Rush, vede di nuovo sul grande schermo la coppia consolidata Bradley Cooper – Jennifer Lawrence, dopo il successo de Il lato positivo e American Hustle.

2stelle

Una folle passione concentra il ritmo della narrazione sul confine sottilissimo e labile che separa l’amore dall’ossessione, condensando il tempo dell’azione nei momenti in cui la passione, totalmente accecata dalla paura, cede il posto alla vendetta, alla crudeltà, alla follia. I personaggi, costantemente simbolo di una moralità ambigua, evocano il dramma, l’oscurità, la tragedia senza mai esserne il vero motore, incapaci di far percepire la propria umanità e di conferire forza drammatica ai conflitti interiori.

Montagne del North Carolina, fine anni ’20: George e Serena Pemperton sono due giovani sposi che iniziano a costruire un’impresa di legname, determinati con qualunque mezzo a realizzare le proprie ambizioni, arrivando anche ad uccidere. Un giorno, dopo un incidente, Serena perde tragicamente il bambino che aspetta da George e viene a sapere che non potrà più avere figli. La presenza del figlio illegittimo di suo marito, che fino ad allora aveva rappresentato solo un passato senza importanza, inizia a turbare e compromettere la serenità della coppia.

Il romanzo di Ron Rush, Serena, da cui è tratto il film, è ambientato in una piccola comunità rurale delle Montagne Fumose in North Carolina, dopo la crisi economica del 1929 e l’inizio della Grande Depressione.
La produzione sceglie di girare esclusivamente a Praga e nella campagna della Repubblica Ceca, realizzando una scenografia dominata da colori scuri e ambientazioni asfittiche. Lo sceneggiatore, Christopher Kyle, dichiara di aver identificato il nucleo del film nella storia d’amore tra George e Serena e di aver eliminato ogni altro elemento che non avesse a che fare con l’argomento centrale.
Tale scelta, necessariamente, toglie spessore drammaturgico alla vicenda, mentre una rappresentazione accurata del contesto storico e sociale avrebbe conferito alla messa in scena un’autenticità imprescindibile. Il risultato è inevitabilmente quello del melodramma di maniera, retorico e infarcito di cliché, dall’atmosfera inutilmente patinata, abbellito con orpelli e fronzoli.
La descrizione dei personaggi, mancando di ogni altro riferimento contestuale, è realizzata esclusivamente attraverso l’accostamento, spesso metaforico, alla vita della natura e degli animali.
Serena è una donna forte, coraggiosa e testarda, capace di affermare una personalità carismatica e dominante in un mondo totalmente maschile, il suo animo selvaggio è simboleggiato dall’istinto predatore dell’aquila addestrata per eliminare i rettili. George, come Serena, pensa di poter abbattere gli alberi esclusivamente in funzione delle sue necessità e dei suoi desideri, senza preoccupazione alcuna per l’ecosistema naturale. Nel film si dimostra come la natura, esattamente quanto gli esseri umani, sia indifferente all’egoismo delle scelte altrui e operi la sua silenziosa distruzione ai danni di cose e persone. L’uomo travolto dai suoi istinti negativi, ancor maggiormente, è destinato a perdere e a soccombere, perché la crudeltà fa germogliare in lui il seme dell’autodistruzione.

È quello che accadrà a Serena, accecata dall’odio e dal desiderio di vendetta nei confronti del figlio innocente di George, colpevole di distrarre il marito dall’amore per lei e di mettere in pericolo la loro serenità coniugale. In un crescendo esponenziale di eventi drammatici, la crudeltà e la follia prendono il posto dell’amore, la vita umana non ha più valore: non importa che siano taglialegna, serpenti o bambini innocenti, per Serena si tratta ugualmente di ostacoli fra lei e George e come tali vanno rimossi.
A questo punto del racconto i due protagonisti – non più uniti dalla crudeltà ma separati dall’odio – compiranno da soli il proprio cammino inevitabile verso l’epilogo tragico di un inferno senza ritorno.
Purtroppo, la complessità della storia non abita il volto e le azioni dei personaggi, non esercita dentro di loro la necessaria forza creativa, la recitazione delle emozioni li rende imbambolati e vuoti, incapaci di trasmettere l’ambiguità morale delle scelte e i torbidi sentimenti che si agitano nel loro animo. Se tale risultato non si può certo ascrivere alla mancanza di capacità degli attori, è sicuramente imputabile ad una direzione mediocre da parte della regista, incapace qui di interiorizzare ed elaborare in maniera personale il sapore autentico di questa storia, dotata di un potenziale incredibilmente forte, veritiero ed avvincente.

Gisella Rotiroti

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La redazione

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