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Last summer: Il sapore dell’addio

Last summer: Il sapore dell’addio

Premiato all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma, arriva in sala dal 30 ottobre l’esordio commosso e appassionato di  Leonardo Guerra Seràgnoli.

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Il pudore dell’opera prima, il coraggio della sperimentazione, il piacere del racconto che arriva da  suggestioni lontane ed una libertà stilistica ed espressiva che non si piega a compromessi. Viene da qui l’incanto di Last summer, esordio alla regia di Leonardo Guerra Seràgnoli, italiano che vive e lavora a Londra; il film, presentato al Festival Internazionale del Film di Roma  e in sala dal 30 ottobre, mette insieme maestranze internazionali, ma lo sforzo produttivo è tutto italiano (Luigi Musini e Elda Ferri, in collaborazione con Milena Canonero).
Un melting pot di talenti che unisce le performance dell’attrice giapponese Rinko Kikuchi (nomination agli Oscar per Babel) e dell’olandese Yorick Van Wageningen (Uomini che odiano le donne), alla penna del fumettista italiano IgorT e della scrittrice nipponica Banana Yoshimoto; il tutto orchestrato dalla montatrice di Michael Haneke, Monika Willi.

Girato su una barca in mezzo al mare, quello della Puglia di fronte a Otranto, Last summer è un’incursione negli unici quattro giorni che una giovane donna giapponese, Naomi, ha per dire addio al figlio di sei anni, Ken, di cui ha perso la custodia; sorvegliata a vista dall’equipaggio dello yacht dell’ex-marito, la sua unica missione sarà riconquistare la fiducia del piccolo Ken prima di doversene separare per molti anni.
Una storia universale di amore madre-figlio immortalata nel suo unico vero momento di verità: quello di un lungo addio che ha il sapore dell’espiazione, della catarsi, della rinascita.
La vicenda narrativa conduce lo spettatore a nutrirsi unicamente della potenza emotiva di questo legame indagato nel suo evolversi in mezzo al mare aperto, in un microcosmo che racconta un istante ben preciso nella vita di persone di cui non conosceremo fino in fondo né passato, né futuro.
Un cinema di sensazioni e atmosfere che guarda alla migliore tradizione del Sol Levante, forte nella scrittura, geometrico nella messa in scena, denso nei diversi livelli di significato.
E anche le chiavi di lettura si fanno molteplici: Last summer non è solo il dramma di una madre, ma anche quello di una donna sradicata dal proprio paese. Così l’intimo e personalissimo vissuto dei protagonisti diventa occasione per una riflessione più ampiamente sociale ed esistenziale, che trova espressione in alcuni piccoli rituali di Naomi: che siano le note di una canzone proveniente da un cellulare o una maschera del teatro No cucita mettendo insieme degli scampoli, assumono tutti il valore di un lascito.

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Elisabetta Bartucca

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