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Kevin Costner al Festival di Roma: “La bellezza del mondo? La diversità”

Kevin Costner al Festival di Roma: “La bellezza del mondo? La diversità”

L’attore premio Oscar per Balla coi Lupi sbarca a Roma con un film che rispolvera la questione razziale nell’America di oggi.

Occhiali da sole, sciarpa che gli copre il volto fino al naso, cappotto grigio. Quando si presenta ai giornalisti per raccontare il film che al Festival di Roma lo vede nella doppia veste di attore e produttore,  Kevin Costner arriva così. “E’ stato bello poter venire dall’aeroporto in macchina fino a qui, sarebbe stato ancora più bello se su quella macchina avessimo potuto fare un giro tutti insieme”, esordisce. Icona di fascino, sex symbol, premio Oscar per l’indimenticabile Balla coi lupi e chitarrista nel tempo libero con la sua band ‘Modern West’, Costner porta alle kermesse capitolina Black and White di Mike Binder, un dramma familiare che rispolvera la questione razziale.
Strano o perlomeno insolito vederlo nei panni di un nonno alle prese con la perdita delle donne più importanti della sua vita, moglie e figlia, la cui unica missione sarà prendersi cura della nipotina birazziale.

Cosa l’ha colpita del film al punto tale da volerlo produrre? Un consiglio su come affrontare la situazione?
La questione è così delicata che non posso pretendere di avere delle risposte. La bellezza del mondo è sempre stata rappresentata dalle differenze, alcune delle cose più belle sono successe con persone con cui non avevo in comune neanche la lingua.
Il razzismo è un grosso problema in America. Nel corso della sua creazione e formazione abbiamo deportato schiavi che hanno contribuito a costruire il nostro paese e abbiamo pagato quell’ errore a carissimo prezzo, non siamo l’unico paese ad averlo commesso ed è una delle cose peggiori che si possa fare all’umanità.
Come si può risolvere il problema? Ho cercato di affrontarlo con un film che non parla di schiavitù, ma di cosa succede oggi e questo forse potrebbe aiutarci nella discussione. Avevo detto a mia moglie che credevo fortemente di dover fare questo film ed alla fine ci abbiamo dovuto mettere i nostri soldi, perché i grandi studios non lo consideravano un film capace di fare cassa. Io al contrario penso che Black and White possa avere grandi chance di successo e essere utile a chi di razzismo vuole discutere. Pur nella sua drammaticità è una storia piena di umorismo in cui si ride molto e c’e tanto calore.

Nella sua carriera ha alternato ruoli più sentimentali a film d’azione. Quale approccio preferisce?
C’è un approccio diverso per ogni film e non ho mai cercato di costruire la mia carriera su un solo genere; che sia commedia o azione, decidere di lavorare su un solo genere è un modo intelligente e molto furbo di fare business.
Mi sono sentito sempre libero di prendere parte a progetti grandi e piccoli e, cosa ancora più importante, se c’è un film che nessuno vuole fare io lo faccio lo stesso; nella vita esiste una solo chance e per me è importante coglierla.

A chi si è ispirato per interpretare il nonno protagonista della pellicola?
Avevo dei nonni, ma non ho tratto ispirazione da loro; mi sono comportato così come il ruolo era scritto in sceneggiatura: è un uomo che beve molto, ha perso figlia e moglie e ora si sta battendo per mantenere l’ultimo anello di congiunzione tra quelle due donne, cioè la nipotina.
Così come succede nella vita, quando sai per cosa ti batti sai cosa devi fare.
Nel corso della nostra esistenza abbiamo l’opportunità di essere tante cose e io ho avuto la possibilità di farne tante, ma tutte queste cose possono cambiare e interrompersi; solo una cosa non cessa mai ed è la responsabilità di padre. Cerco di passare a casa la maggior parte del tempo, porto a scuola i miei figli, li vado a riprendere, spesso mi tocca fare da paciere, la mia figlia di 4 anni già ora vive drammi tremendi ogni sera e ogni giorno!
Il mondo è abituato a vedermi come attore, ma quello che il mondo non vede è la parte che mi dà la grande gioia di stare con i miei amici e la mia famiglia. Esser attore è una cosa strana e insolita, ma ne ho tratto dei vantaggi: la gente mi tratta bene e con rispetto, mi offre il meglio in termini di tempo, stasera occuperò una stanza bellissima qui a Roma e lo apprezzo molto.
Non vengo da una famiglia dove qualcun’ altro lavorava nel mondo del cinema, avevamo pochi soldi e quando decisi fare l’attore per mio padre fu dura perché non sapeva come aiutarmi. C’è una cosa che tutti i padri hanno in comune: il desiderio di aiutare i propri figli; la mia vita è diventata molto più di quanto avrei mai immaginato e per tutto questo gli sono e gli sarò per sempre molto grato. Ma quando sono a casa è tutto estremamente normale, non ci sono macchine da presa, non ci sono microfoni, c’è solo il dramma della mia bambina di 4 anni.

Qualcosa sta cambiando nel mondo della produzione americana. Anche altri suoi colleghi hanno iniziato a produrre i propri film…
A Hollywood tutti stanno cercando di provare l’esperienza di fare film. Le pellicole sono arrivate a costare 250 milioni di dollari o più; è giusto che ci sia lo spazio per i grandi film, sono entusiasmanti, ma nel cuore di chi ama il cinema c’è un posto anche per film più piccoli che possono anche fare un sacco di soldi. Come nel caso di Balla coi lupi ad esempio, che costò 16 milioni e ne incassò 500. I miei più grandi successi arrivano dai piccoli film e spero che lo stessa possa avvenire con Black and White.
Quando si parla di razzismo l’atmosfera si surriscalda, questo film invece contiene un messaggio che ci aiuta ad evitare che ciò accada.
C’è una grossa differenza tra essere produttore mettendoci il nome ed esserlo invece mettendo le mani nelle proprie tasche.

Ha mai vissuto il pregiudizio del bello ma non bravo?
Quando vediamo una donna non bella seduta da sola in un angolino, pensiamo che sia timida , mentre se vediamo una donna bella seduta in un angolo in disparte crediamo che sia una snob e che non voglia parlare con nessuno perché si sente migliore degli altri.
Perché ragioniamo così? Perché nella vita viviamo in base alle impressioni e questo vale anche con la razza: vediamo una persona con un colore di pelle diverso e sulla base di come siamo cresciuti proviamo un sentimento verso quell’ individuo, ma potremmo sbagliarci di grosso e molto spesso è così. Va bene guardare una persona e decidere che è nera o cinese: il momento del riconoscimento non è quello più importante, è il pensiero immediatamente successivo che in un certo senso definisce chi si è nella vita. Se nella recitazione sei un metro e novanta e sei un bell’ uomo qualcuno penserà che ti manchi il cervello; nel mio caso non penso di essere così intelligente, ma mi ritengo solo estremamente fortunato e lavoro ogni giorno per diventare più intelligente.
Mia moglie ha molta bellezza esteriore e io ne sono stato attratto, ma quella di cui mi sono innamorato è la persona con cui ho parlato.

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Elisabetta Bartucca

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