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Tusk: Tricheco da cult

Tusk: Tricheco da cult

In anteprima al Festival Internazionale del Film di Roma l’horror-comedy firmata dal regista di Clerks e Dogma, Kevin Smith.

3stelle

Grottesca e chiacchierona. La storia di Kevin Smith chiaramente, la centralità dei dialoghi, ironici, sboccati, spesso infiniti, in certi casi oggetti di culto. Dialoghi accompagnati da situazioni al limite tra ironia e disgusto. La formula si riprende, la formula si ripete anche quando cambia il genere. Niente più commedia indie, niente più Clerks, commessi sull’orlo di una crisi di nervi, ora è il tempo dell’horror, ora è il tempo di Tusk.

Si intitola così l’ultima opera di Smith, presentata in anteprima alla nona edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. Tusk come la zanna di un tricheco, ed è proprio il tricheco l’improbabile animale feticcio che popola l’incubo personale di questa commedia, horror sì, ma pure commedia. Perché la personalità registica di Smith è tanto forte che piuttosto che piegarsi alle regole del genere, preferisce piegare le regole del genere alla sua estetica.

La storia è quella di Wallace (la cui pronuncia è molto simile alla parola walrus, tricheco), podcaster che di mestiere prende in giro i fenomeni virali della rete e che si ritrova alla mercé di un canadese pazzo che vuole trasformarlo in un tricheco umano, mentre la sua ragazza e il suo migliore amico si mettono sulle sue tracce, con l’ausilio di un’improbabile investigatore del Quebec. Il mix di generi è curioso ma sembra sposarsi perfettamente con lo Smith-pensiero: il gore si mescola con una trama che ha un retrogusto di parodia ma che riesce a non sfociare in farsa. Gli elementi clerksiani, pur diradati dall’intreccio horror, riaffiorano con regolarità dando pane ai denti di chi non aspetta altro che qualche scena cult (il discorso su cosa fare e cosa non fare in Canada) e alleggeriscono il tono di quello che di fatto è un racconto ammonitorio.

Buona la direzione degli attori, dove oltre al protagonista Justin Long e a Michael Parks, attore feticcio di Tarantino e Rodriguez (che gli affidavano quasi sempre il ruolo del ranger Earl McGraw), spicca un Johnny Depp non facilmente riconoscibile (e indicato con uno pseudonimo nei titoli) che interpreta un detective scalcinato che sarà protagonista di un prossimo film del regista.

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Marcello Lembo

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